Terapia
genica con nanoparticelle
Le staminali cerebrali sono state
attivate in vivo
Usando nanoparticelle sviluppate su misura, alcuni ricercatori dell'Università di
Buffalo sono riusciti a somministrare geni nel cervello di topi vivi con un'efficienza
simile, o anche migliore, rispetto al metodo con vettori virali, e senza alcun effetto
tossico osservabile. L'esperimento è stato descritto in un articolo pubblicato sulla
rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences".
Gli scienziati hanno utilizzato complessi di geni e nanoparticelle per attivare in vivo
cellule staminali adulte, progenitrici delle cellule cerebrali, dimostrando che è
possibile trasformare queste cellule altrimenti inoperose in sostituti efficaci di quelle
distrutte dalle malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson. Oltre a
somministrare geni terapeutici per rimediare al malfunzionamento delle cellule del
cervello, le nanoparticelle costituiscono anche modelli promettenti per lo studio dei
meccanismi genetici delle malattie cerebrali.
"Finora - commenta il biochimico Paras N. Prasad, co-autore dello studio - nessuna
tecnica non virale si era dimostrata efficace in vivo quanto i vettori virali. Il
passaggio dalla sperimentazione in vitro a quella in vivo rappresenta un grande passo in
avanti verso lo sviluppo di tecniche sperimentali, non virali, per studiare la biologia
del cervello e di nuove terapie contro alcune delle malattie neurodegenerative più
comuni".
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