Partirà entro un
anno
la sperimentazione su cellule
dorigine fetale
Mentre a Pechino il neurochirurgo Huang Hongyun è travolto
dalla richieste dei malati di Sclerosi laterale amiotrofica, (degenerazione progressiva
dei nervi che comandano vari muscoli), in attesa del suo «miracoloso» intervento con
cellule di feti abortiti - ma manca qualsiasi conferma scientifica - ieri a Roma Angelo
Vescovi, Condirettore dellIstituto per la ricerca sulle cellule staminali
dellIstituto San Raffaele di Milano, ha annunciato come prossima una "cura
italiana" con cellule fetali. Più precisamente con cellule staminali neurali
(progenitrici di quelle nervose) coltivate in laboratorio da quelle prelevate dieci anni
fa a feti abortiti spontaneamente (in parte di provenienza canadese, in parte fornite
dalla Clinica Mangiagalli di Milano dopo che il Comitato etico dette parere favorevole
alla loro donazione allIstituto Besta di Milano, dove, allora, lavorava Vescovi). La
sperimentazione che coinvolgerà una ventina di malati in stadio avanzato, dovrebbe
partire nel 2006 e costerà complessivamente 2 milioni e mezzo di euro. A coordinarla
sarà il Constem, il Consorzio per la ricerca sulle cellule staminali nato nel maggio del
2003, che conta fra i suoi aderenti il Policlinico di Milano, lUniversità di
Bergamo e una serie di aziende private.
Si tratta, in pratica, di un trapianto, ma lattenta selezione delle linee cellulari
prodotte in laboratorio, dovrebbe, come ha annunciato Vescovi a margine del convegno sulla
fecondazione assistita organizzato presso lAccademia dei Lincei, ridurre
notevolmente i fenomeni di rigetto e, di conseguenza, costringere ad una terapia
immunosoppressiva più blanda.
La notizia ha lasciato sorpresi molti dei ricercatori italiani impegnati in questo
settore. Giulio Cossu, Direttore dellIstituto di ricerca sulle cellule staminali del
San Raffaele, commenta: «Non sono a conoscenza in modo dettagliato di questo progetto di
sperimentazione che Vescovi realizzerà con il Constem; ritengo comunque che gli studi
sullanimale siano stati così incoraggianti da far ipotizzare il passaggio
alluomo in tempi relativamente brevi».
Interventi con cellule fetali sono stati tentati negli anni scorsi in malati di Parkinson,
ma dopo qualche evidenza positiva iniziale, la verifica su tempi più lunghi ha dimostrato
che le cellule trapiantate sopravvivono nel cervello, ma nella maggior parte dei casi non
riescono a dare un miglioramento significativo dei sintomi.
«Si stanno muovendo i primi passi - ammonisce Cossu - . E necessaria la massima
prudenza: altrimenti rischiamo di creare false illusioni a malati gravi».
Franca Porciani |