Via libera al
"padre" di Dolly
clonerà embrioni per curare
LONDRA - Lo scienziato che clonò una pecora potrà clonare
embrioni umani. Il professor Ian Wilmut del Roslin Institute di Edimburgo ha ricevuto ieri
l'autorizzazione dell'Autorità Britannica per la Fertilizzazione e l'Embriologia per
clonare embrioni umani a scopo terapeutico. La licenza gli permetterà di condurre una
ricerca su una malattia del cervello che in pochi mesi provoca la morte colpendo i
motoneuroni, le cellule nervose addette al controllo dei movimenti. "E' un grande
passo avanti per la scienza e per la medicina", ha dichiarato Wilmut, considerato il
"padre" della pecora Dolly, da lui creata con il controverso metodo della
clonazione nel 1996.
Ma le associazioni antiabortiste e i gruppi religiosi protestano, denunciando l'iniziativa
come una svolta eticamente inammissibile, perché la ricerca "userà embrioni umani
come cavie" e avvicina la possibilità di clonare un essere umano.
E' la seconda volta che l'Autorità Britannica per la Fertilizzazione concede una licenza
di questo genere: nell'agosto scorso ricercatori dell'università di Newcastle furono
autorizzati a clonare embrioni da cui estrarre cellule staminali per utilizzarle in nuovi
trattamenti contro malattie incurabili come l'Alzheimer e il morbo di Parkinson.
Già in quella occasione c'erano state polemiche da parte delle organizzazioni per il
diritto alla vita, secondo le quali la clonazione di un embrione umano, sebbene a scopo
terapeutico, implica comunque la creazione e la distruzione di una vita umana.
Nel caso del professor Wilmut, la ricerca consisterà nel prelevare il Dna dalla pelle e
dal sangue di malati per impiantarli in una cellula che si trasformerà in embrione. Lo
scopo è studiare l'effetto della malattia sugli embrioni, per meglio comprendere la
dinamica di sviluppo del male e arrivare in futuro a una cura.
"Abbiamo impiegato vent'anni per individuare i geni che causano questo tipo di
malattie neurologiche", ha detto un ricercatore del Roslin Institute, "e finora
ne abbiamo trovato soltanto uno. Grazie alla sperimentazione sugli embrioni speriamo di
compiere importanti progressi".
Al sesto giorno di sviluppo, gli embrioni verrebbero distrutti: prima, cioè, che
raggiungano il livello di sviluppo embrionale che precede il momento in cui un embrione
può essere impiantato nell'utero nel corso di una fecondazione artificiale. Ma il
procedimento suscita ugualmente le accuse del fronte anti-clonazione: "Si crea una
vita con la clonazione, la si usa come cavia, e poi la si distrugge", sostengono.
Trai principali oppositori della clonazione terapeutica c'è l'amministrazione Bush, che
si è impegnata a introdurre negli Stati Uniti un divieto totale sulla clonazione di
embrioni e ha fatto pressioni sull'Onu, finora senza risultato, affinché adottasse un
bando analogo. In Gran Bretagna, dove come nel resto del mondo è illegale la clonazione
di embrioni umani a scopo riproduttivo, quella terapeutica è invece diventata legale nel
2001. Il via libero dato ieri ai ricercatori di Edimburgo conferma che il Regno Unito fa
da avanguardia in questo campo. "Il nostro obiettivo è ottenere cellule staminali
esclusivamente per fini di ricerca", afferma il professor Wilmut, "niente a che
vedere con la clonazione a scopo riproduttivo".
ENRICO FRANCESCHINI |