Cellule staminali
per
avere un seno nuovo
Una protesi del seno naturale, da modellare, per grandezza
e forma, sulla figura femminile. La sta mettendo a punto, con limpiego di cellule
staminali, un gruppo di ricercatori americani che hanno annunciato il loro lavoro, in
anteprima sulla pubblicazione, al meeting annuale dell American association for
advancement of sciences in corso a Washington.
Le protesi saline o al silicone, oggi utilizzate dai chirurghi estetici per aumentare il
seno o per ricostruirlo dopo interventi chirurgici, possono a volte rompersi o, più
spesso, interferire con la mammografia e nascondere leventuale presenza di tumori.
Le ricostruzioni, con tessuti sani della paziente stessa, richiedono, daltra parte,
lunghe e impegnative procedure chirurgiche.
Così gli ingegneri dei tessuti hanno studiato unaltra strada, quella delle cellule
staminali, meno traumatica, almeno in partenza: niente bisturi, ma soltanto un ago per
prelevare queste cellule dalle persone che diventeranno, in futuro, le candidate
allimpianto.
È stato questo il primo passo dellesperimento condotto dal gruppo di Jeremy Mao
dell Università dellIllinois a Chicago. I ricercatori hanno ricavato cellule
staminali dal midollo osseo di giovani donne sane: sono cellule, chiamate mesenchimali,
che possono trasformarsi in cartilagine, osso e tessuto adiposo. In questo caso sono state
stimolate a differenziarsi in cellule adipose.
Secondo passaggio: le cellule sono state poste su un supporto, una specie di impalcatura
costruita con un gel acquoso, facilmente modellabile, già autorizzata dalla Fda
americana, lente federale per il controllo delle medicine e dei dispositivi medici.
Terzo atto dellesperimento: le protesi ingegnerizzate sono state impiantate in otto
topoline per un mese.
Ultimo passaggio: la verifica. I ricercatori hanno di nuovo prelevato gli impianti e li
hanno esaminati. «Non solo le staminali si erano trasformate in cellule adipose - ha
confermato Mao - ma le protesi avevano mantenuto la forma e la dimensione originali per un
mese, a differenza di quelle tradizionali che si possono ridurre, nel tempo, anche del 50
per cento e perdono la loro forma iniziale già dalle prime settimane».
La ricerca adesso continua: si tratta di stabilire la quantità di cellule da usare,
leventuale durata del supporto di gel e la possibilità di far crescere nuovi vasi
sanguigni che assicurino un adeguato rifornimento di sangue. «Ma la tecnica - conclude
Mao - promette di rivoluzionare non soltanto la chirurgia estetica, ma anche quella
ricostruttiva, per esempio del volto, sfigurato da traumi o incidenti».
Adriana Bazzi |