La resistenza dei
tumori
agli inibitori delle chinasi
L'insorgere di resistenze alla chemioterapia è uno dei principali
ostacoli al successo dei trattamenti contro il cancro. La comprensione dei meccanismi per
i quali i tumori diventano resistenti a un particolare agente è pertanto fondamentale per
identificare nuovi farmaci o terapie da seguire. In un articolo pubblicato sulla rivista
"PLoS Medicine", William Pao e colleghi del Memorial Sloan-Kettering Cancer
Center di New York fanno luce sulle cause della resistenza a due farmaci approvati di
recente contro il tumore dei polmoni.
I farmaci presi in esame sono cosiddetti inibitori delle chinasi, per la precisione della
proteina EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico). Entrambi i farmaci,
gefitinib (Iressa) ed erlotinib (Tarceva), forniscono benefici terapeutici a un
determinato sottogruppo di pazienti con un tumore dei polmoni. Studi recenti hanno
contribuito a comprendere perché alcuni pazienti rispondono bene ai farmaci sin
dall'inizio e altri no: una mutazione nel gene EGFR rende in qualche modo alcuni tumori
più sensibili al trattamento. In quasi tutti i casi, però, i pazienti sviluppano in
seguito una resistenza proseguendo la terapia.
Ora, esaminando un gruppo di pazienti con tumori dei polmoni non a piccole cellule che
inizialmente rispondevano ai farmaci ma che in seguito hanno sviluppato resistenza, gli
scienziati hanno scoperto che in tre casi su sei le cellule del tumore presentavano anche
una seconda mutazione identica nel gene EGFR che non compariva nelle biopsie precedenti al
trattamento. Ulteriori studi con colture di cellule hanno confermato che questa mutazione
secondaria provoca resistenza al gefitinib o all'erlotinib. È però chiaro che si tratta
di uno soltanto dei possibili meccanismi di resistenza, in quanto negli altri tre casi la
resistenza si è sviluppata anche in assenza della seconda mutazione. |