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26  febbraio 2005

tratto da Le scienze on line

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La resistenza dei tumori
agli inibitori delle chinasi

L'insorgere di resistenze alla chemioterapia è uno dei principali ostacoli al successo dei trattamenti contro il cancro. La comprensione dei meccanismi per i quali i tumori diventano resistenti a un particolare agente è pertanto fondamentale per identificare nuovi farmaci o terapie da seguire. In un articolo pubblicato sulla rivista "PLoS Medicine", William Pao e colleghi del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York fanno luce sulle cause della resistenza a due farmaci approvati di recente contro il tumore dei polmoni.
I farmaci presi in esame sono cosiddetti inibitori delle chinasi, per la precisione della proteina EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico). Entrambi i farmaci, gefitinib (Iressa) ed erlotinib (Tarceva), forniscono benefici terapeutici a un determinato sottogruppo di pazienti con un tumore dei polmoni. Studi recenti hanno contribuito a comprendere perché alcuni pazienti rispondono bene ai farmaci sin dall'inizio e altri no: una mutazione nel gene EGFR rende in qualche modo alcuni tumori più sensibili al trattamento. In quasi tutti i casi, però, i pazienti sviluppano in seguito una resistenza proseguendo la terapia.
Ora, esaminando un gruppo di pazienti con tumori dei polmoni non a piccole cellule che inizialmente rispondevano ai farmaci ma che in seguito hanno sviluppato resistenza, gli scienziati hanno scoperto che in tre casi su sei le cellule del tumore presentavano anche una seconda mutazione identica nel gene EGFR che non compariva nelle biopsie precedenti al trattamento. Ulteriori studi con colture di cellule hanno confermato che questa mutazione secondaria provoca resistenza al gefitinib o all'erlotinib. È però chiaro che si tratta di uno soltanto dei possibili meccanismi di resistenza, in quanto negli altri tre casi la resistenza si è sviluppata anche in assenza della seconda mutazione.


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