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25 gennaio 2005

tratto da Corriere della Sera

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«Così sarà corretto il Dna
che provoca i tumori»

Se è vero che le arance fanno bene alla salute con il loro carico di vitamina C, quelle dell’Airc fanno bene anche alla ricerca italiana. Come? Finanziando studi altrimenti accantonati o, peggio, portati avanti solo all’estero. E quando i fondi sono appropriati i successi non mancano. Cinque lavori scientifici pubblicati in 20 giorni sulle riviste specialistiche più accreditate. Al top, Nature Medicine , che ha dato risalto al gruppo italiano guidato da Pier Giuseppe Pellicci, responsabile del dipartimento ricerca dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, impegnato nella ricerca dei «farmaci intelligenti» per combattere il cancro. Concettualmente innovativi, non «veleni» che uccidono sia le cellule sane sia le malate, ma «correttivi» dei difetti causati dalle mutazioni genetiche che provocano il cancro. «In generale - spiega Pellicci - negli ultimi vent’anni abbiamo individuato le alterazioni a carico di determinati geni che fanno sviluppare i vari tumori. La differenza tra una cellula sana e una malata è nelle lesioni genetiche».
Quindi «riparando» i tratti di Dna diventati difettosi si sconfigge il tumore?
«Questo è l’obiettivo, ma al momento è solo una chimera. Per ora abbiamo individuato due farmaci che correggono i prodotti alterati dei geni mutati. Uno è l’ acido retinoico che guarisce nell’80% dei casi i colpiti da leucemia promielocitica, cancro prima incurabile. L’altro è il glivec, risolutivo in alcune forme di leucemia mieloide. Scientificamente questi due farmaci hanno dimostrato che la strada è giusta, ma complicata dal fatto che i tumori sono molto diversi tra loro perché più di una è la mutazione del Dna che concorre a farli prevalere sull’organismo sano. Questi due farmaci invece funzionano solo per una specifica mutazione genetica».
Sono «buoni» solo per pochi malati.
«Certo. La novità è proprio nell’ultimo lavoro pubblicato su Nature Medicine . Abbiamo studiato una nuova classe di farmaci inibitori delle deacetilasi . Si parla di sostanze attive nelle fasi finali di diversi tipi di leucemie. La loro inibizione in modelli animali blocca la malattia. Non in una sola forma, ma tutte. Agendo su uno dei prodotti terminali di un cancro siamo riusciti ad azzerare lo stesso. Le prospettive sono due: la prima è pratica e riguarda l’efficacia di questi inibitori non solo sulle leucemie, ma anche su altri tumori (seno, colon, eccetera), la seconda è concettuale e apre gli studi per scoprire che cosa hanno in comune i diversi tipi di tumore nelle loro varie fasi biologiche. Comunque, tra 6-7 anni potremmo avere già l’applicazione di questi inibitori delle deacetilasi . E questo è il risultato che più interessa i malati». Potere delle arance.

Mario Pappagallo

 


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