«Così sarà
corretto il Dna
che provoca i tumori»
Se è vero che le arance fanno bene alla
salute con il loro carico di vitamina C, quelle dellAirc fanno bene anche alla
ricerca italiana. Come? Finanziando studi altrimenti accantonati o, peggio, portati avanti
solo allestero. E quando i fondi sono appropriati i successi non mancano. Cinque
lavori scientifici pubblicati in 20 giorni sulle riviste specialistiche più accreditate.
Al top, Nature Medicine , che ha dato risalto al gruppo italiano guidato da Pier Giuseppe
Pellicci, responsabile del dipartimento ricerca dellIstituto europeo di oncologia
(Ieo) di Milano, impegnato nella ricerca dei «farmaci intelligenti» per combattere il
cancro. Concettualmente innovativi, non «veleni» che uccidono sia le cellule sane sia le
malate, ma «correttivi» dei difetti causati dalle mutazioni genetiche che provocano il
cancro. «In generale - spiega Pellicci - negli ultimi ventanni abbiamo individuato
le alterazioni a carico di determinati geni che fanno sviluppare i vari tumori. La
differenza tra una cellula sana e una malata è nelle lesioni genetiche».
Quindi «riparando» i tratti di Dna diventati difettosi si sconfigge il tumore?
«Questo è lobiettivo, ma al momento è solo una chimera. Per ora abbiamo
individuato due farmaci che correggono i prodotti alterati dei geni mutati. Uno è l
acido retinoico che guarisce nell80% dei casi i colpiti da leucemia promielocitica,
cancro prima incurabile. Laltro è il glivec, risolutivo in alcune forme di leucemia
mieloide. Scientificamente questi due farmaci hanno dimostrato che la strada è giusta, ma
complicata dal fatto che i tumori sono molto diversi tra loro perché più di una è la
mutazione del Dna che concorre a farli prevalere sullorganismo sano. Questi due
farmaci invece funzionano solo per una specifica mutazione genetica».
Sono «buoni» solo per pochi malati.
«Certo. La novità è proprio nellultimo lavoro pubblicato su Nature Medicine .
Abbiamo studiato una nuova classe di farmaci inibitori delle deacetilasi . Si parla di
sostanze attive nelle fasi finali di diversi tipi di leucemie. La loro inibizione in
modelli animali blocca la malattia. Non in una sola forma, ma tutte. Agendo su uno dei
prodotti terminali di un cancro siamo riusciti ad azzerare lo stesso. Le prospettive sono
due: la prima è pratica e riguarda lefficacia di questi inibitori non solo sulle
leucemie, ma anche su altri tumori (seno, colon, eccetera), la seconda è concettuale e
apre gli studi per scoprire che cosa hanno in comune i diversi tipi di tumore nelle loro
varie fasi biologiche. Comunque, tra 6-7 anni potremmo avere già lapplicazione di
questi inibitori delle deacetilasi . E questo è il risultato che più interessa i
malati». Potere delle arance.
Mario Pappagallo
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