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26 gennaio 2005

tratto da Corriere della Sera

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Iniezioni di staminali adulte
«Così è stato riparato il cuore»

Dopo i primi insuccessi, soprattutto in centri statunitensi, le cellule staminali adulte sembrano aver superato l’esame come ripara-cuore. In Germania, su infartuati gravi, hanno recuperato buona parte del tessuto morto. In Italia, per esempio al «Monzino» di Milano, stessi risultati. Ma dagli Stati Uniti giunge ora una consacrazione scientifica. Sono state usate quasi come farmaci in persone dal cuore ormai del tutto insufficiente. L’esperimento, nel centro di cardiologia dell’università di Pittsburgh, su 30 pazienti incurabili se non con trapianto di organo. In 15 di loro sono state «iniettate» direttamente nel muscolo cardiaco staminali prelevate dal midollo osseo dei pazienti stessi, negli altri 15 è stato invece iniettato un placebo (siero del loro sangue). I risultati hanno nettamente promosso le staminali. E sono stati presentati al Meeting annuale della Society for Thoracic Surgery dal coordinatore dell’equipe di ricerca Amit Patel. «Tutti i pazienti erano in gravi condizioni di insufficienza cardiaca intrattabile - ha spiegato - e partivano da una "frazione di eiezione" (parametro di misura della capacità del cuore di pompare sangue, ndr ) inferiore al 35%, laddove il valore minimo è del 55%. Dopo le iniezioni di staminali i 15 pazienti trattati, seguiti per sei mesi, mostravano in media una frazione di eiezione del 46%, un gran miglioramento non riscontrato invece in nessuno dei 15 individui del gruppo a cui era stato iniettato il placebo».
Le staminali adulte presenti nel midollo osseo sono riserve naturali per riparare vasi feriti e ricostituire le componenti del sangue, oltre a essere attive anche nel rigenerare tessuto osseo e cartilagineo. Vanno coltivate in vitro per averne in quantità adeguate e iniettate direttamente nel cuore danneggiato. In passato vi erano stati insuccessi perché, non sapendo ancora come controllarle, avevano sviluppato nel cuore tessuto in eccesso causa di aritmie maligne. Poi i primi successi in Europa.
Non è ancora chiaro, però, il meccanismo d’azione di queste cellule. Ipotizza Patel: «Potrebbero riparare esse stesse il muscolo, ricostruire una rete di vasi intorno al cuore, stimolare con segnali chimici la migrazione di altre cellule riparatrici nella zona danneggiata dalla lesione». Per ora è comunque importante aver dimostrato che «rigenerano» veramente un cuore ormai gravemente irrecuperabile. Senza l’aiuto di farmaci e senza rischio di rigetto così come dopo il trapianto di un organo intero.

Mario Pappagallo


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