L'embrione è uno
di noi: desideri, diritti
e nuove responsabilità
Il Referendum del 12 e 13 giugno, sulla procreazione
artificiale, ci propone di abrogare alcune disposizioni della legge 40/04: il divieto di
utilizzare cellule staminali embrionali a fini di ricerca; il divieto di produrre un
numero superiore a tre di embrioni da impiantare e quindi il divieto di congelare embrioni
residui; la norma che equipara il concepito agli altri soggetti coinvolti nella
procreazione; il divieto di fecondazione eterologa. Tali temi sono affrontati in Tecnica e
procreazione, desideri, diritti e nuove responsabilità, una pubblicazione voluta dal
Centro Italiano Femminile e curata da Marianna Gensabella Furnari, e a cui hanno
contribuito studiosi di diversa estrazione scientifica. Marianna Gensabella afferma che i
divieti posti dalla legge 40 trovano giustificazione nel principio etico fondamentale del
rispetto della vita dell'altro, di quell'altro che è il concepito. Riprendendo la
definizione formulata nel 1996 dal Comitato Nazionale per la Bioetica, in Identità e
statuto dell'embrione, «l'embrione è uno di noi», la bioeticista ritiene che questa
consapevolezza non può non rappresentare un limite al possibile operare delle tecniche.
«La libertà della ricerca e la libertà procreativa», scrive, «tengono e valgono fino
a quando, come tutte le libertà, non si scontrano con le libertà dell'altro o non
causano, come lo stesso liberalismo insegna (Stuart Mill), un danno all'altro». Gabriella
Gambino precisa che il rispetto per la vita umana e l'indisponibilità della stessa sono
valori costituzionali a cui si conforma la legge 40/04. Una legge che deve essere
analizzata tenendo conto dei principi fondamentali che l'ordinamento italiano vigente ha
posto alla base del diritto di famiglia: la tutela della vita umana sin dal suo inizio, la
tutela della famiglia come struttura antropologica primaria, il divieto di qualsiasi forma
di selezione della vita umana. Sul tema della diagnosi genetica preimpianto Lucio Romano
mette in evidenza come tale diagnosi sia incerta e imprecisa e, soprattutto, come comporti
elevati rischi, quali: parti pretermine con neonati di basso peso e ad elevato rischio di
mortalità perinatale e di anomalie congenite; embrioni che non sopravvivono alla biopsia,
necessaria all'analisi genetica; impossibilità di diagnosi per alcuni embrioni sottoposti
a biopsia; inidoneità di alcuni embrioni al trasferimento in utero, dopo la biopsia.
Nella postfazione al testo Francesco D'Agostino chiarisce come la legge 40 non proibisca
affatto la diagnosi preimpiantatoria. L'art. 15 della legge prevede che i genitori hanno
il diritto di essere informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute
degli embrioni prodotti e da trasferire in utero. Dal dettato della legge inoltre non
emergerebbe un obbligo di impianto, nella donna, di embrioni malformati. L'impianto in
utero, essendo un atto medico, non dipenderebbe esclusivamente dalla richiesta della
donna, ma anche e soprattutto da una valutazione clinica (art. 6), a cui il medico sarebbe
tenuto per dovere professionale. Rimane aperto il problema degli embrioni non impiantati.
Luisella Battaglia, richiamandosi a un'etica della responsabilità, tenta di dare una
soluzione a questa gravosa questione, lasciata irrisolta non solo dalla legge 40 ma anche
dalle successive linee guida. Gli embrioni congelati, solo in Italia sono 30.000, mentre
in tutto il mondo sono circa 340.000. Richiamandosi a una bioetica intesa come filosofia
del ragionevole, fondata su principi morali minimi, condivisibili da tutti, la Battaglia
propone l'adozione degli embrioni sovrannumerari o la loro donazione, a morte accertata
secondo criteri da stabilire. Il problema del destino degli embrioni sovrannumerari è un
problema che la scienza medica ci ha consegnato, e di cui è fortemente responsabile,
colpevole. I princìpi fondamentali del nostro sistema non giustificano il congelamento
degli embrioni, e quindi nessun vuoto legislativo l'ha mai favorito. Se l'embrione è uno
di noi, sin dal momento della fecondazione dell'ovulo, non si comprende come si sia potuta
applicare la crioconservazione, riducendo la vita altrui a una riserva propria, in una
condizione che imbriglia il processo vitale, lasciando che si deteriori lentamente, fino
alla morte. Se è vero che la legge 40, in un certo qual modo è coerente con il nostro
sistema normativo, questo è soprattutto perché non fa altro che esplicitare principi e
norme già contenute nell'ordinamento vigente. Molti quesiti rimangono aperti, nella
vigenza di questa legge, che andrebbe revisionata ma, per le ragioni esposte, non
certamente nei termini proposti dal referendum. Un'eventuale adesione ai quesiti
referendari, come ampiamente argomentato dagli studiosi citati, renderebbe la disciplina
sulla procreazione assistita ancor più estranea all'ordinamento vigente.
Vera Scrima
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