È etico trovare
nuove cure dagli embrioni Il parere del ricercatore
Voterò si al primo quesito referendario, che vuole
abrogare la norma che proibisce di creare nuove linee di cellule staminali embrionali. Il
motivo di tale proibizione è legato al principio di "sacralità della vita
umana", che viene esteso anche a trentamila embrioni congelati (allo stadio di 8
cellule), prodotti ma non utilizzati per fecondazione in vitro.
Molti di questi embrioni non sono più in grado di dare origine ad una blastocisti normale
e pertanto non verrebbero impiantati. Contengono però al loro interno cellule che possono
essere espiantate in coltura e dare origine a nuove linee di cellule staminali.
Concettualmente quindi, il prelievo di queste cellule equivale al prelievo di un organo da
cadavere. Inoltre, anche gli embrioni che potrebbero riprendere uno sviluppo normale non
avrebbero comunque alcuna probabilità di vita senza un utero che li accolga e finora non
risultano domande di adozione per alcuno dei circa 30.000 embrioni congelati in Italia.
Con alcuni di questi embrioni si potrebbero derivare diverse linee di cellule staminali
embrionali con cui studiare a fondo, nei prossimi anni, la possibilità di impiegarle con
successo per la terapia di molte malattie. Se per una data malattia si scoprisse che le
cellule staminali "adulte" (quelle derivate dai tessuti del paziente stesso)
mostrassero una migliore efficacia terapeutica rispetto alle staminali embrionali, il
discorso sarebbe chiuso. Se per altre malattie (es: diabete) solo le cellule staminali
embrionali si dimostrassero efficaci, si porrebbe il dilemma se sia lecito sacrificare una
vita creata ad hoc per salvarne un'altra, quella di un paziente affetto da un male
incurabile.
Si tratterebbe a questo punto di generare per trasferimento nucleare ("clonazione
terapeutica") un "embrione" (anche se in realtà non sarebbe un embrione
perché non deriva dalla fusione di un uovo e uno spermatozoo) da cui derivare cellule
staminali embrionali le quali, avendo lo stesso DNA del paziente, potrebbero formare nuove
cellule del cervello, del cuore o del fegato, assolutamente identiche e quindi
naturalmente tollerate dal suo sistema immunitario.
Ritengo che questo procedimento sarebbe utile e lecito, anche per una considerazione sulle
probabilità di vita. Se un embrione naturale ha meno di una probabilità su tre di
nascere, un embrione di mammifero clonato ne ha meno di una su cento e forse quello di
primati nessuna visto che finora nessuna scimmia è stata clonata. Se così fosse,
dovremmo considerare un embrione clonato come insieme di molti tessuti in potenza con cui
poter curare un malato. Pertanto, a meno che non appaiano metodi alternativi che evitino
il ricorso all'embrione, dovremo mettere su un piatto della nostra bilancia morale la
possibilità di trovare una cura per malattie gravi che affliggono moltissime persone già
nate e sull'altro la vita, quasi certamente non destinata a proseguire, di otto cellule
umane. Non ho dubbi su quale piatto della bilancia sia più pesante per me.
Giulio Cossu
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