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15 giugno 2005

tratto da La Stampa

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La carriera del selenio

 

NEL 1817 il celebre chimico svedese Berzelius analizzò un deposito rossastro, molto maleodorante, residuo dell'arrostimento delle calcopiriti destinate alla produzione dell'acido solforico. Trovò così uno degli elementi più rari: il selenio, da Selene, il nome greco della Luna. Il selenio è il settantesimo elemento in ordine di abbondanza, fra gli 88 esistenti nella crosta terrestre. Finora non si sono scoperti minerali di selenio sfruttabili: come ai tempi di Berzelius il selenio si ottiene come sottoprodotto della metallurgia del rame. Pochi gli usi industriali: entra nella composizione di diodi, celle solari e celle fotoelettriche. Serve a decolorare e a colorare vetri (colore rosso rubino); è usato in vernici e in pigmenti rossi, arancio e marrone per ceramiche e materie plastiche. Ha qualche impiego nella metallurgia del ferro e del rame. Fino alla metà del secolo scorso il selenio era considerato un elemento fortemente tossico. Infatti i pascoli su suoli troppo ricchi di selenio (come le Badlands del Dakota e del Wyoming negli Usa e certe zone del Venezuela) risultano velenosi per gli animali, specialmente se il suolo è alcalino. Alcuni vegetali, infatti, possono accumulare il selenio, così come altri elementi pesanti; questo è un metodo oggi utilizzato dai botanici per decontaminare certi suoli. La tossicità di vegetali cresciuti su suoli ricchi di selenio in certe regioni della Cina era già stata descritta da Marco Polo. I sintomi dell'avvelenamento degli animali sono azzoppamento e vertigini: non molto diversi da quelli della malattia della "mucca pazza". Ma è la dose a fare il veleno. Infatti oggi è noto che il selenio è un elemento estremamente importante sia per gli umani sia per gli animali. Esistono molti elementi che - presenti in piccole o piccolissime quantità negli organismi - sono essenziali per le funzioni vitali. Fra questi, appunto, il selenio, l'unico fra tutti gli "oligoelementi" a far parte del codice genetico, nel “21º aminoacido": il selenio è presente nella seleno-cisteina (dove il selenio sostituisce lo zolfo). Quest'aminoacido ha importanti funzioni catalitiche e di ossidoriduzione. Attualmente sono note, nei mammiferi, almeno quattordici seleno-proteine: alcune sono importanti in reazioni di ossido-riduzione, altre svolgono funzioni strutturali o di trasporto. Esse rimuovono i prodotti di reazione dei radicali liberi e delle specie reattive ossigenate, servono a limitare la coagulazione del sangue e le infiammazioni. Svolgono funzioni nella sintesi della forma attiva dell'ormone tiroideo, nel controllo della divisione cellulare, nella protezione delle cellule dei vasi sanguigni, nella regolazione di messaggi genetici e hanno riflessi sulla fertilità maschile. I composti del selenio, inoltre, favorirebbero le funzioni immunitarie a difesa da virus e batteri. La presenza di selenio nell'ambiente, inoltre, riduce la tossicità del cadmio, del mercurio e del metil-mercurio. Ma come entra il selenio negli organismi? Intanto attraverso la catena alimentare: i vegetali che lo estraggono dai suolo. I suoli vulcanici e acidi però sono poveri di selenio. Perciò la carenza di selenio può costituire un problema per gli animali di allevamento: con pascoli troppo poveri il bestiame cresce meno, soffre di scarsa riproducibilità, soffre di miopatia cardiaca e muscolare in modo così serio che attualmente in certe zone si arricchiscono di selenio i pascoli o i mangimi. In Finlandia si usa, ad esempio, il selenato di sodio. Anche noi soffriamo per la carenza di selenio: questa può ridurre l'efficienza dell'enzima glutatione-perossidasi. In certe zone della Cina, del Tibet e della Siberia sono endemiche la cardiomiopatia e/o l'osteoartrite. Eccettuando i vegetali citati - che non sempre sono commestibili o gradevoli al palato - i cibi a nostra disposizione contenenti selenio non sono molti: fra questi i principali sono le noci del Brasile, i rognoni e il fegato, mentre fonti di selenio accettabili sono costituite da alcuni pesci, dai granchi e da molti molluschi. Perciò esistono anche integratori della dieta umana. Certi paesi europei sono particolarmente poveri di selenio: in Inghilterra l'assunzione di selenio si è ridotta dai 60-63 microgrammi del 1974 agli attuali 34-39 (livello raccomandato 75 e 60 rispettivamente per i maschi e le femmine); ciò a causa della riduzione dell'importazione del grano duro canadese, ricco anche di proteine e usato nella panificazione. Il grano della Unione Europea è meno ricco in selenio e richiede una aggiunta di glutine per aumentare il contenuto in proteine. Si può quindi intuire come il mercato degli integratori a base di selenio sia piuttosto fiorente. Nel solo Regno Unito fattura 15 milioni di sterline per anno. Studi condotti negli Usa hanno dimostrato che diete ricche di selenio (fino a 200 microgrammi/giorno) sono benefiche quali immunostimulanti e anticancerogeni (tumori della prostata, polmoni, fegato). In conclusione, il selenio, un elemento quasi sconosciuto ai più, nell'arco di una cinquantina di anni è passato dal ruolo di "cattivo" a quello di un componente degli elisir di lunga vita. [TSCOPY](*)Università del Piemonte Orientale[/TSCOPY]

Enrico Sappa (*)

 

 


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