Le staminali? Ci
sono
anche quelle cattive
Si parla delle cellule staminali come di cellule ancora
"bambine" che possiedono la capacità di rigenerare i tessuti danneggiati. Sono
rare e nascoste nell'organismo, ma preziose. La ricerca ha investito molto nell'isolarle,
coltivarle in vitro, espanderle per poi trapiantarle nuovamente. Molto progresso si è
fatto nello studio delle staminali del sangue (ematopoietiche) e del cordone ombelicale.
Le cellule embrionali ai primi stadi rappresentano delle staminali
"toti-potenti": esse, con opportuno stimolo, sono in grado di evolvere a cellule
specializzate di qualunque organo e dunque sono candidate a curare molte malattie
cronico-degenerative come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Diabete e così via.
Abbiamo dunque assimilato un concetto di staminali come cellule "buone".
Si è scoperta da poco invece - un'autentica rivelazione della ricerca oncologica -
l'esistenza di staminali "maligne" nel vero senso della parola, che si annidano
nei tumori, resistono ai farmaci per poi riemergere dopo la terapia. Esse rappresentano
come le altre, una fonte di "eterna giovinezza" non per rigenerare un tessuto
bensì per sostenere la crescita tumorale. Per discutere sulle novità in questo campo,
Paolo Comoglio, Direttore Scientifico dell'IRCC (Istituto per la Ricerca e la Cura del
Cancro) di Candiolo, a Torino, ha riunito un gruppo di 30 scienziati di spicco in un
workshop patrocinato dalla EMBO (European Molecular Biology Organization). Tra gli
studiosi presenti, l'olandese Hans Clevers, di Utrecht, ha presentato un farmaco che,
sperimentato su modelli preclinici, si è dimostrato capace di scovare le cellule
staminali del tumore del colon uccidendole.
Anche nei tumori cerebrali è stata dimostrata l'esistenza di una gerarchia funzionale
delle cellule cancerogene: lavori del San Raffaele di Milano hanno rivelato l'esistenza di
una piccola popolazione di cellule staminali necessarie per il mantenimento e la crescita
della massa tumorale. Persino le cellule vascolari hanno un loro deposito di cellule
staminali, sia nei tessuti che in circolo. Kari Alitalo e Axel Ullrich hanno proposto
l'angiogenesi come bersaglio.
Il corso di Candiolo ha indotto a pensare al tumore non come ad un semplice agglomerato di
cellule trasformate tutte più o meno uguali, un concetto di clonalità ormai superato, ma
piuttosto come ad una complessa massa in grado di organizzarsi, e di interagire con se
stessa e con il corpo ospite in modo articolato e complesso. Nel sistema tumorale si cela
un piccolo numero di cellule più aggressive e distruttive che può riprodurre le altre
anche quando esse sono state apparentemente curate. L'ipotesi che il cancro sia una
malattia delle cellule staminali è un concetto innovativo che potrebbe rivoluzionare gli
approcci a diagnosi e terapia.
Secondo Comoglio se si riesce a ottenere che la cellula staminale del cancro si
differenzi, cioè maturi, questa acquisirebbe le caratteristiche di una cellula normale e
si può eliminare. Nuove armi che potrebbero portare alla sconfitta delle recidive e della
malattia residua.
* Direttore Lab. Oncologia Molecolare IST-Genova
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