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17 giugno 2005

tratto da La Repubblica

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Le staminali? Ci sono
anche quelle cattive

Si parla delle cellule staminali come di cellule ancora "bambine" che possiedono la capacità di rigenerare i tessuti danneggiati. Sono rare e nascoste nell'organismo, ma preziose. La ricerca ha investito molto nell'isolarle, coltivarle in vitro, espanderle per poi trapiantarle nuovamente. Molto progresso si è fatto nello studio delle staminali del sangue (ematopoietiche) e del cordone ombelicale. Le cellule embrionali ai primi stadi rappresentano delle staminali "toti-potenti": esse, con opportuno stimolo, sono in grado di evolvere a cellule specializzate di qualunque organo e dunque sono candidate a curare molte malattie cronico-degenerative come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Diabete e così via. Abbiamo dunque assimilato un concetto di staminali come cellule "buone".
Si è scoperta da poco invece - un'autentica rivelazione della ricerca oncologica - l'esistenza di staminali "maligne" nel vero senso della parola, che si annidano nei tumori, resistono ai farmaci per poi riemergere dopo la terapia. Esse rappresentano come le altre, una fonte di "eterna giovinezza" non per rigenerare un tessuto bensì per sostenere la crescita tumorale. Per discutere sulle novità in questo campo, Paolo Comoglio, Direttore Scientifico dell'IRCC (Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro) di Candiolo, a Torino, ha riunito un gruppo di 30 scienziati di spicco in un workshop patrocinato dalla EMBO (European Molecular Biology Organization). Tra gli studiosi presenti, l'olandese Hans Clevers, di Utrecht, ha presentato un farmaco che, sperimentato su modelli preclinici, si è dimostrato capace di scovare le cellule staminali del tumore del colon uccidendole.
Anche nei tumori cerebrali è stata dimostrata l'esistenza di una gerarchia funzionale delle cellule cancerogene: lavori del San Raffaele di Milano hanno rivelato l'esistenza di una piccola popolazione di cellule staminali necessarie per il mantenimento e la crescita della massa tumorale. Persino le cellule vascolari hanno un loro deposito di cellule staminali, sia nei tessuti che in circolo. Kari Alitalo e Axel Ullrich hanno proposto l'angiogenesi come bersaglio.
Il corso di Candiolo ha indotto a pensare al tumore non come ad un semplice agglomerato di cellule trasformate tutte più o meno uguali, un concetto di clonalità ormai superato, ma piuttosto come ad una complessa massa in grado di organizzarsi, e di interagire con se stessa e con il corpo ospite in modo articolato e complesso. Nel sistema tumorale si cela un piccolo numero di cellule più aggressive e distruttive che può riprodurre le altre anche quando esse sono state apparentemente curate. L'ipotesi che il cancro sia una malattia delle cellule staminali è un concetto innovativo che potrebbe rivoluzionare gli approcci a diagnosi e terapia.
Secondo Comoglio se si riesce a ottenere che la cellula staminale del cancro si differenzi, cioè maturi, questa acquisirebbe le caratteristiche di una cellula normale e si può eliminare. Nuove armi che potrebbero portare alla sconfitta delle recidive e della malattia residua.

* Direttore Lab. Oncologia Molecolare IST-Genova


 


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