"Topo
umano"
La nuova chimera è una realtà: cellule umane impiantate nel cervello dei roditori, non
per creare dei "mostri", ma per comprendere
i meccanismi dell'Alzheimer.
E da uno studio sui trapiantati si è capito che...
La Chimera di bronzo di Arezzo, scultura etrusca esposta
al museo archeologico di Firenze, raffigura un animale col muso di leone e la coda di un
serpente che molesta un busto di capra che gli spunta dalla schiena. La natura della
bestia mitologica era la combinazione di caratteristiche di specie diverse, e assumeva la
fierezza del leone, la testardaggine della capra e l'insidiosità (ma anche la curiosità)
del serpente. Quel bronzo rappresenta un po' la vicenda umana, in antitesi tra bene e
male. Così è la scienza, desiderio di conoscenza e miglioramento, "neutra" di
per sé, ma che, come la chimera, contiene l'atavica paura del male che insidia il bene,
della malizia che prevale sull'innocenza. La chimera esisteva nei tempi antichi solo nella
fantasia, ma molte fantasie dell'uomo prima o poi si concretizzano materialmente. Nei
laboratori si producono ormai diverse chimere: animali ibridi di specie, portatori
dell'eredità genetica di specie diverse fra loro: non leone e serpente, ma topi e
quaglie, proteine umane in roditori.
Effettuare impianti di cellule di un animale in un altro consente di studiarne il
comportamento più facilmente. E' questo il caso di un recentissimo studio (pubblicato su
International Journal of Developmental Biology da un gruppo francese diretto da M.A.
Teillet): neuroni di quaglia sono stati impiantati nel cervello del topo.
Irving Weissman è un rinomato scienziato dell'Università di Stanford in California; da
anni studia la funzione delle cellule nervose nel cervello dei roditori. Il suo ultimo
saggio, apparso un paio di settimane fa su Journal of Experimental Medicine, riporta il
trasferimento di cellule ematopoietiche del midollo all'interno del cervello dei topi.
Qualche tempo fa, una richiesta di permesso alle autorità da parte di questo ricercatore,
contenente la proposta di far sviluppare cellule di cervello umane nella scatola cranica
degli animali, suscitò una vivace risposta giornalistica. Ovviamente la richiesta era
dettata dallo scopo di comprendere meglio le proprietà della biologia e fisiologia, ma la
fantasia popolare si è immaginata la creazione di una specie di topo intelligente, magari
un piccolo Einstein portatile che potesse riscoprire la relatività.
Ora le autorità hanno concesso la realizzazione di questa "chimera" che
servirà a capire e curare malattie come l'Alzheimer, la sclerosi multipla, il Parkinson.
Non si tratta dunque, come molti hanno paventato, del trapianto di un cervello umano in un
topo (ci starebbe un po'stretto), ma dell'inoculo di cellule nervose umane di vario tipo a
scopo investigativo.
Il concetto di chimera si applica non solo ad interventi di innesto di materiale cellulare
di una specie in un'altra, ma anche a livello di biologia dello sviluppo. Le staminali
embrionali sono cellule in grado di differenziarsi in qualsiasi tipologia di tessuto
presente nell'organismo, e costituiscono materiale prezioso per terapie di malattie
degenerative. Ma quando vengono cresciute in provetta c'è sempre il timore che possano
svilupparsi fino a diventare esseri umani clonati, anche se sappiamo che non è così.
L'indagine condotta in Corea (11 embrioni ottenuti per produrre linee di cellule staminali
umane da un gruppo di persone malate), alla quale hanno collaborato anche degli europei,
che ha portato avanti un embrione con il patrimonio genico di un adulto, ha spaventato ma
anche rassicurato: fin ora la tecnologia non consente la fabbrica dei corpi, l'embrione
infatti non procede oltre a un certo numero di giorni. L'uso improprio dell'espressione
"clonazione terapeutica", indicante l'utilizzo a scopo medico di cellule uovo
fecondate il cui nucleo viene sostituito da quello di una cellula somatica adulta - e non
l'embrione da procreazione assistita - ha creato lo spettro dell'individuo clonato.
La chimera sembrerebbe una buona alternativa. L'idea di inglobare il patrimonio genetico
di cellule umane in un embrione animale, consente di aver accesso a materiale di grande
valenza rigenerativa ben distinto da un essere umano. Queste ricerche dovrebbero essere
una possbile alternativa all'approccio più diretto, ovvero quella di utilizzare gli
embrioni surgelati sovrannumerari.
Meno di due anni fa, un gruppo di biologi cinesi aveva inserito il genoma umano in cellule
uovo di coniglio, fuso il tutto, creando un ibrido da cui avevano estratto le cellule
staminali. Il team, capeggiato da Huizen Sheng della II Università, aveva spiegato su
Cell Research che il metodo di fusione e riprogrammazione delle cellule adulte utilizzato
permetteva a queste ultime di assumere un aspetto simile all'aspetto embrionale. In tale
modo sarebbe possibile utilizzare una fonte alternativa all'embrione umano per
l'estrazione di cellule staminali. Oltre 100 embrioni erano stati realizzati dagli
scienziati, impiegando una tecnica che ha fuso cellule epiteliali umane con ovuli di
coniglio. Gli embrioni sono stati lasciati crescere in provetta per diversi giorni, fino
allo stadio di blastocisti, prima che i ricercatori li fermassero per ricavarne cellule
staminali. L'équipe cinese aveva usato cellule del prepuzio di due bambini di cinque
anni, di due uomini e della faccia di una donna di 60 anni, fuse con ovuli di coniglio
della Nuova Zelanda. La fusione ottenuta non generava un embrione in grado di crescere
autonomamente, ma il fatto stesso che sia stato possibile crearlo ha scatenato un
dibattito etico sull'unione innaturale fra specie diverse.
Esistono poi chimere molto più "blande" che rientrano nel quadro degli animali
"transgenici" Ad esempio è stato creato da un team olandese guidato da Anton
Berns, un topo OGM per lo studio del carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC), un
tumore molto aggressivo che si diffonde rapidamente nell'organismo, è mortale nel 95 per
cento dei casi, e rappresenta il 20 per cento di tutte le neoplasie polmonari. Nel
"topo-modello" può svilupparsi un tumore molto simile a quello umano,
trasformando la chimera in uno strumento essenziale per studi più approfonditi sulla
biologia e la cura di questo tipo di cancro. Esistono moltissimi modelli di topo che
portano proteine umane allo scopo di studiarne le funzioni. Certo, anche per questi studi
l'immaginario collettivo sviluppa qualche fobia da fantascienza trash, come l'idea che un
fattore di crescita neurale dell'uomo possa contribuire a creare un cervello umano nel
corpo di un topo: ovviamente non è così.
Però la scienza ha ormai raggiunto un tale grado di sviluppo che si sono dovute stabilire
delle regole per lavorare al confine tra animale e uomo. Se Bellerofonte a cavallo di
Pegaso fu incaricato di uccidere la Chimera, le leggi sono state create per confinare la
chimera di laboratorio ad un prodotto utile per la scienza ed eticamente controllato.
Tali studi hanno l'obiettivo di creare animali il più possibile simili all'uomo da
utilizzare per la ricerca o i trapianti, in modo da produrre farmaci nuovi e più
efficaci, o ottenere cellule staminali il più possibile simili alle embrionali umane per
la terapia cellulare. Embrioni in provetta, cloni, ibridi, chimere costituiscono il frutto
di progressi delle conoscenze e delle tecnologie biomediche che risvegliano un po' le
nostre ansie. Si teme e si avversa ciò che non si conosce, ciò che non viene spiegato.
Adriana Albini
Vicedirettore scientifico
IST Genova
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