Identificata la
proteina anti-infarto
Chi ne ha «in buona quantità» è molto più protetto
Un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a
identificare e scoprire la funzione di una proteina in grado di ostacolare l'accumulo di
colesterolo nelle coronarie del cuore e prevenirne l'infarto. Gli autori dello studio che
lavorano all'università di Roma Tor Vergata, coordinati dal genetista Giuseppe Novelli,
annunciano la scoperta in una ricerca che appare oggi sulla rivista Circulation
Research. La proteina si chiama loxina è presente in differenti quantità nelle
persone: nei soggetti che ne hanno in buona quantità la sostanza svolge un ruolo
altamente protettivo anche se i loro fattori di rischio per l'aterosclerosi sono elevati a
causa del fumo e dell'eccessivo consumo di grassi nella dieta. La loxina potrebbe dunque
diventare una sostanza chiave per candidarsi a diventare farmaco. Secondo quanto hanno
spiegato i ricercatori (oltre a Novelli hanno preso parte allo studio la biologa
molecolare Silvia Biocca e i cardiologi Ruggero Mango e Francesco Romeo) la proteina
loxina è presente in maggior quantità nei soggetti che non presentano malattia delle
coronarie nonostante siano fumatori, diabetici o ipertesi, tutte caratteristiche di coloro
che sono fortemente a rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari. Il meccanismo di
azione della sostanza spiega anche la sue funzioni protettive dall'infarto: la loxina
porta all'interno delle cellule una quantità ridotta di colesterolo ossidato, che viene
considerato il componente più importante per la formazione della placca aterosclerotica;
essa inoltre è in grado di bloccare il processo di morte cellulare dei macrofagi, le
cellule spazzino coinvolte nella rimozione del colesterolo in eccesso). In
questo modo la proteina ostacola la formazione della placca aterosclerotica e riduce il
rischio di rottura della stessa con conseguente infarto del miocardio. Ecco perché
l'individuazione di questa nuova molecola potrebbe aprire nuovi scenari per la prevenzione
e la terapia di queste gravi malattie. La ricerca è stata realizzata con finanziamenti
del Ministero dell Università e della Ricerca per i Centri di Eccellenza. IN ITALIA i
malati di scompenso cardiaco sono oltre mezzo milione, circa l'uno per cento della
popolazione. A fornire il dato è Alessandro Boccanelli, membro italiano del direttivo di
Shape, gruppo di studio europeo sullo scompenso cardiaco, e direttore della cardiologia
dell'ospedale San Giovanni di Roma. Lo ha fatto in occasione del meeting nazionale dei
centri della rete scompenso cardiaco (In-Hcf) dell'Anmco, Associazione nazionale medici
cardiologi ospedalieri, che si apre oggi ad Assisi. Boccanelli ha tra l'altro annunciato
che si svolgerà in Italia dal 21 al 27 novembre prossimo la seconda Settimana europea
dello scompenso cardiaco, promossa, a partire dallo scorso anno, da Shape con l'obiettivo
di sensibilizzare alla conoscenza della malattia. Nell'ambito delle varie iniziative,
promosse in collaborazione con Anmco e Heart care foundation, 50 centri specializzati
della rete scompenso cardiaco Anmco, dislocati sul territorio nazionale, saranno a
disposizione dei cittadini è detto in un comunicato degli organizzatori per
fornire informazioni, materiale illustrativo e, nella giornata di domenica 27 novembre, un
vero e proprio check-up dello scompenso cardiaco.
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