Quei farmaci
biologici
che bloccano le citochine
Infiammazioni reumatiche: le tre opzioni possibili
Cosa deve poter offrire una terapia a un malato reumatico?
Un rapido controllo del dolore e per malattie come l'artrite reumatoide un ritardo delle
erosioni articolari, rispondono i 500 reumatologi europei coinvolti nell'indagine condotta
dalla Harris Interactive per conto di Shering-Plough che ha finanziato il progetto.
E se il paziente non risponde al tradizionale metotrexate?
Allora si passa agli agenti biologici a disposizione. E se uno di loro non funziona
bisogna provarne un altro. Tre le molecole disponibili per ora: infliximab e adalimumab,
anticorpi monoclonali, ed etanercept, recettore solubile.
Molto costose, sono prescritte nei centri di reumatologia e i pazienti in terapia devono
essere periodicamente controllati. Costruite con le tecniche dell'ingegneria genetica,
agiscono placcando, anche se con diverse modalitą, le citochine, quei mediatori proteici
che svolgono un ruolo chiave nel processo infiammatorio.
In particolare, gli attuali farmaci biologici sono forti inibitori del Tnf-alfa -o fattore
di necrosi tessutale - una citochina specifica chiamata in causa nell'insorgenza di alcuni
disordini immuno-mediati (IMID).
Il fattore di necrosi tessutale sintetizzato dalle cellule (globuli bianchi) del sistema
immunitario in gran quantitą scatena l'infiammazione legandosi a recettori posti sulle
cellule bersaglio e media la reazione infiammatoria cronica a carico delle articolazioni.
Infliximab, anticorpo monoclonale della Shering-Plough ha rivelato sia la capacitą di
attaccare i processi infiammatori dell'artrite reumatoide nella fase pił aggressiva, sia
di indurre il blocco dell'erosione ossea e periodi di remissione che perdurano parecchi
mesi. Il farmaco somministrato per via endovenosa si utilizza anche per l'artrite
psoriasica e il morbo di Crohn.
"In sperimentazione per l'artrite reumatoide, le spondiloartriti e l'artrite
psoriasica, parecchie molecole che inibiscono altre citochine come l'interleuchina-1,
l'interleuchina-2, l'interleuchina-6 e LFA1", spiega Giovanni Minisola, direttore
dell'Unitą operativa complessa di reumatologia dell'ospedale San Camillo di Roma, "e
molecole che agiscono sui cosiddetti anti CD20, fattori co-stimolatori interessati nel
processo infiammatorio".
Per il Lupus invece si sperimenta un immunomodulatore, il micofenolato. Riguardo i
biologici bisogna ulteriormente approfondire le modalitą d'uso, la sicurezza, i vantaggi
e i rischi.
(mp. s.)
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