indietro


5 luglio 2005

tratto da Libertà

Traduttori





 

vai

 

Ogm, bisogna potenziare la ricerca

 

Il dibattito tra i sostenitori degli organismi geneticamente modificati e chi, come i Verdi insieme alle associazioni ambientaliste di tutto il mondo, vi si oppone strenuamente è ben lungi dall'essere giunto ad una conclusione anche se presenta l'andamento tipico di un fiume carsico; a tratti visibile, altrove invece nascosto ma non per questo meno impetuoso. Scrivo questo perché la stampa italiana non ha dato a mio avviso il giusto risalto ad una ricerca condotta segretamente dalla Monsanto i cui risultati sono stati pubblicati dall'Independent circa un mese fa. Sono risultati gravi ed allarmanti, che dovrebbero sgomberare il campo dalla faciloneria e dal malcelato disprezzo con cui si liquidano come fobie da moderni luddisti le paure ed i dubbi di chi non vuole sottostare passivamente al dilagare planetario degli ogm. La ricerca ha rilevato come i topi nutriti con un tipo di mais geneticamente modificato, che potrebbe presto essere seminato in Europa, hanno sviluppato gravi anomalie fisiche quali reni più piccoli ed una diversa composizione del sangue. Secondo il rapporto riservato di 1.139 pagine, le anomalie riscontrate nel gruppo di topi nutriti con il mais transgenico, denominato MON863 erano assenti nei topi alimentati con mais convenzionali. I risultati della ricerca sollevano ovviamente pesanti interrogativi sui potenziali rischi del MON863 per la salute umana, in un momento in cui l'Europa ha deciso di dare il via libera all'importazione di questa varietà di mais. Secondo alcuni esperti interpellati dall'Independent, infatti, i cambiamenti nella composizione del sangue dei roditori potrebbero indicare che il loro sistema immunitario sia stato danneggiato o che abbia messo in atto un meccanismo di risposta ad una malattia. I timori sollevati dalla ricerca hanno spinto diverse organizzazioni ambientaliste a rivolgersi alla magistratura per ottenere la diffusione completa dei risultati dei test. Tale obbligo è stato recentemente ribadito in appello rigettando l'opposizione presentata dalla Monsanto, a tutela dei diritti dei consumatori e contro l'arroganza della lobby del biotech. Questa vicenda conferma una volta di più la necessità di assegnare risorse adeguate alla ricerca pubblica, altrimenti la sicurezza alimentare dei consumatori europei resterà in ostaggio degli interessi delle aziende multinazionali titolari dei brevetti sui semi geneticamente modificati; non è infatti accettabile che l'Autorità europea sulla sicurezza alimentare conceda l'autorizzazione per il mais MON863 basandosi esclusivamente su dati che la Monsanto ha ritenuto di metterle a disposizione, e del resto non è purtroppo la prima volta che si tenta di nascondere risultati che rivelano la pericolosità degli ogm in agricoltura. Uno studio delle Università di Urbino e Pavia ha evidenziato l'insorgere di alterazioni cellulari anomale nel fegato, pancreas e testicoli di ratti alimentati con la soia ogm roundup ready, già autorizzata ed in circolazione in Europa. Il Ministero della Ricerca ha interrotto ogni finanziamento alla ricerca in questione con la motivazione che "non vi sono evidenze in letteratura di possibili danni alla salute di uomini o animali alimentati con ogm". In Inghilterra, sei anni fa, il dottor Arpad Puszai anticipò in una nota trasmissione televisiva (World in Action) i risultati di una sua ricerca condotta su ratti alimentati con patate ogm. Provò che tale alimentazione danneggiava il sistema immunitario, il cervello, il fegato ed i reni delle cavie e, da convinto sostenitore della manipolazione genetica, iniziò a denunciare con grande rigore ed encomiabile spirito scientifico i rischi degli alimenti ogm. La sua ricerca venne fermata, il suo team di ricercatori sciolto ed i suoi dati confiscati. Il dottor Puszai è purtroppo solo l'ultimo anello di una catena di scienziati che nel corso degli ultimi decenni hanno avuto l'onestà intellettuale di sollevare problemi ambientali nonostante l'opposizione delle industrie e della comunità scientifica a loro legata: negli anni '50 il Prof. Bryce-Smith fu ridicolizzato per aver illustrato i rischi derivanti dal piombo nel petrolio. Alice Steward, ora colmata di onori, subì analoga sorte per aver allertato i colleghi sui pericoli delle radiazioni per il feto. Irving Selikoff non fu ascoltato quando descrisse i rischi per la salute provocati dall'amianto. Noiose Cassandre sempre pronte ad osteggiare il luminoso progredire della scienza in nome del bene dell'umanità. Anche le attività umane, si diceva, non possono certo alterare il clima, come del resto la sindrome della mucca pazza sembrava dovesse essere una fastidiosa epidemia assolutamente non trasmissibile agli uomini. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Stiamo giocando con il futuro del pianeta in modo irresponsabile. La partita degli ogm, soprattutto in Italia, non ha alcun futuro e rischia di compromettere anche economicamente alla base un sistema produttivo che deve trovare nuovo slancio attraverso le produzioni di qualità, il biologico, la certificazione di sementi ogm-free, i prodotti tipici. La tutela dell'ambiente e del territorio, che dovrà essere uno degli assi portanti del programma di Governo del centrosinistra per le prossime elezioni politiche, è strettamente legata ad un'agricoltura di qualità che esclude a priori la coesistenza con gli ogm. Rimanendo a livello locale, anche Piacenza negli ultimi anni ha visto una crescita decisa di terreni convertiti a questo tipo di agricoltura a basso impatto, inevitabile e salutare conseguenza della crisi di un sistema agricolo industriale che ormai soffre enormemente per la concorrenza di Paesi vicini e lontani che hanno costi di produzione paragonabili a quelli italiani di qualche decennio fa. Per la tutela e lo sviluppo sostenibile del nostro territorio la strada giusta da percorrere è questa, utilizzando l'agricoltura di qualità come elemento distintivo e qualificante di un territorio non solo di collina o montagna, ma anche e soprattutto di pianura dove la perimetrazione di aree dedicate a Parco Agricolo, oltre alla tutela di quel che resta del paesaggio agrario, potrebbe fungere da barriera a nuovi appetiti logistici su di un territorio che di capannoni ha già fatto indigestione.

 

Stefano Forlini
Portavoce Federazione Verdi Piacenza


scrivi
axiabiotech@axiaonline.it