La fotosintesi
studiata nello spazio
Qualche settimana fa è stato in orbita intorno alla
Terra, a 300 chilometri dal suolo il satellite «Foton», che trasportava una serie di
esperimenti con lo scopo di studiare le reazioni di organismi biologici alle condizioni
esistenti nello spazio. Uno speciale modulo, «Biopan», ha permesso di esporre alla
radiazione cosmica dei biomateriali rimanendo aperto in orbita. Il rientro della navicella
è avvenuto il 16 giugno nel Kazachstan, dopo un viaggio iniziato il 31 maggio.
L'esperimento italiano «Photo», condotto dal gruppo guidato da Maria Teresa Giardi del
CNR, è uno degli aspetti di punta della missione «Foton». Un sostanziale contributo
alla ricerca viene dal gruppo dellInfn di Torino guidato da Alba Zanini
specializzato in dosimetria delle radiazioni ionizzanti. Qual è l'oggetto di questo
studio interdisciplinare e perché i risultati dell'esperimento sono di cruciale
importanza per il futuro dell'esplorazione spaziale? L'esperimento «Photo» ha lo scopo
di analizzare la possibilità di far sopravvivere e sviluppare organismi fotosintetici
ossigenici nello spazio, piante superiori o microrganismi, come alghe e cianobatteri.
L'importanza dello studio è data dal fatto che si prospetta il loro utilizzo in ambienti
estremi sia per la capacità di sviluppare ossigeno, sia perché possono costituire
biomassa e offrire nutrimento. La principale difficoltà per la permanenza degli organismi
biologici nello spazio (compreso l'uomo) è data da radiazioni di energie e intensità
variabili, che provengono sia dagli spazi interstellari (raggi cosmici galattici - GCR),
sia dalla attività solare (raggi cosmici solari - SCR). Queste radiazioni sono difficili
da misurare e solo in parte schermabili; possono provocare danni agli esseri umani e
modificare la fisiologia degli organismi biologici più semplici. L'oggetto della ricerca
è l'analisi delle modifiche subite dai processi fotosintetici, catalizzati dal complesso
enzimatico Fotosistema II, in relazione allesposizione alla radiazione cosmica. Lo
strumento che è stato mandato in orbita è realizzato mediante uninterfaccia fra
componenti elettronici e biomateriale. E la prima volta che l'esperimento di un
gruppo italiano viene ospitato a bordo di satelliti dellAgenzia spaziale europea
dedicati allo studio delle possibilità di sopravvivenza in missioni di lunga durata.
Poiché la ricerca in corso è molto promettente, è già stato approvato un secondo volo,
pianificato per il 2006, che prevede soluzioni bio-ingegneristiche più avanzate. Sempre
nel 2006 opereranno sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) altri strumenti
realizzati dal team per lo studio degli effetti fisiologici delle radiazioni ionizzanti e
dell'assenza di peso su microrganismi fotosintetici. I risultati dell'esperimento
contribuiranno a gettare le basi per la realizzazione di ciò che fino a ieri era
fantascienza: l'esplorazione e la colonizzazione umana dei pianeti del sistema solare. Che
cos'è il Fotosistema II? Si tratta di un complesso multienzimatico clorofilla-proteina
presente nelle membrane tilacoidali di piante superiori e microrganismi come alghe e
cianobatteri. Il Fotosistema II usa la luce per catalizzare una serie di reazioni
molecolari che danno come risultato il trasporto di elettroni e la separazione dell'acqua
in ossigeno molecolare e protoni. Queste reazioni controllano direttamente la produzione
dell'ossigeno atmosferico e indirettamente la produzione di quasi tutta la biomassa del
nostro pianeta. L'importanza del Fotosistema II per la vita biologica è dunque
fondamentale, ma le sue proprietà catalitiche non sono state ancora riprodotte in
laboratorio, né la sua chimica è, ad oggi, completamente compresa. Di qui il parere
favorevole dato dallAgenzia Spaziale Europea ad una proposta di ricerca sugli
effetti dell'ambiente spaziale sul Fotosistema II fatta da un pool di istituti, centri di
ricerca e piccole industrie italiane. L'Agenzia Spaziale Italiana, ASI, ha co-finanziato
il progetto.
Dania Esposito
CNR, Istituto di cristallografia, Roma 1
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