Vola
laereo grande come una libellula
UNAPPLICAZIONE DELLE NANOTECNOLOGIE PRESENTATA A PARIGI
ALTRE RIGUARDANO INVECE I FARMACI E LE VERNICI
Basta con la fantascienza e le prospettive futuribili: per
le nanotecnologie è venuto il momento di passare dalla poesia alla prosa, cioè alle
applicazioni pratiche in tempi brevi. Nei Pirelli Labs si stanno ingegnerizzando fibre
ottiche con materiali nanostrutturati dalle prestazioni mai viste. Il Centro ricerche Fiat
manipola la struttura fine della materia per accumulare energia e produrre rivestimenti
ultraduri e a basso attrito, vernici iridescenti e filtri selettivi. A Biella si preparano
tessuti nanotech. Al salone aeronautico di Le Bourget ha volato un «dragonfly
nanodrone», cioè un velivolo (senza pilota, ovviamente!) delle dimensioni e della forma
di una libellula per applicazioni di videosorveglianza. Il Bionem di Catanzaro sperimenta
dispositivi nanoporosi per il rilascio controllato dei medicinali. A Trieste Mauro Ferrari
delluniversità dellOhio applica le nanotecnologie alla cura dei tumori, dei
diabete, dellepatite C e delle malattie cardiovascolari. E questa è solo
lavanguardia, perché per completare il quadro delle ricerche in Italia bisognerebbe
citare almeno i numerosi progetti dei Politecnici di Torino e di Milano e altri centri di
eccellenza «nano». Il settore è in fermento e il punto è stato fatto a Milano in un
convegno di presentazione del «Nanoforum» del prossimo settembre. Un appuntamento per i
ricercatori e le imprese vietato a chi ha da proporre scenari a dieci anni o più:
linvito vale soltanto per coloro che offrono risultati (anche parziali, ma concreti)
da oggi a un quinquennio al massimo. Eppure questo fuoco di fila di iniziative non deve
illudere troppo. «In effetti non cè un istituto che non si occupi di nanotech in
qualche misura - dice il prof. Paolo Milani, del Centro interdisciplinare materiali e
interfacce nanostrutturati - ma la realtà è che lItalia ha un ruolo marginale in
questo settore. I Paesi maggiori investono molto più di noi, Sud Corea e Taiwan ci stanno
distanziando, adesso poi arriva la Cina...». Il Nanoforum è nato da una costola di una
precedente iniziativa dedicata alle biotecnologie, settore a sua volta non sviluppatissimo
in Italia ma abbastanza diffuso e già più strutturato. La filiazione si giustifica anche
da un punto di vista biologico: la nanotecnologia è la manipolazione «atomo per atomo»
della materia sulla scala dei nanometri (milionesimi di millimetro) allo scopo di
controllarne le proprietà in una maniera altrimenti impensabile, e ha il suo esempio
realizzato in natura negli acidi nucleici e nei virus. Lingegneria genetica può
anche essere vista come una sezione del nanotech, però ha dei limiti intrinseci, perché
le strutture biologiche sono molto vulnerabili alla temperatura, alle radiazioni e a molte
altre cose, mentre le nanomacchine e i nanomateriali possono fare meglio.
Al momento però le biotecnologie (che sia chiaro, non si riducono allingegneria
genetica) sono più avanzate non solo quanto a ricerca ma anche sul piano economico, cioè
la capacità di generare profitti. Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotech, segnala il
successo di due «incubatori» di imprese del settore partiti di recente a Milano
(Bioiniziativa) e nel Canavese, in provincia di Torino (Discovery) che produrranno «una
ventina di nuove aziende innovative biotecnologiche nei prossimi mesi». Per vedere lo
stesso nel nanotech bisognerà avere un po di pazienza, almeno in Italia.
Luigi Grassia |