Il
gene del gusto
Da studi recenti sembra che le nostre preferenze a tavola
dipendano dal DNA. Un gruppo di ricercatori del Monell Chemical Senses Center di
Philadelphia in Pennsylvania, guidato da Paul Breslin ha condotto uno studio sul gene
'hTAS2R38' che corrisponde poi nella nostra bocca a un recettore per il sapore amaro. Per
molti anni si è lavorato in questa direzione e, in una prima fase del nuovo lavoro, gli
esperti biochimici statunitensi hanno inserito in colture cellulari due varianti (alleli)
del gene hTAS2R38, rispettivamente chiamate 'PAV' e 'AVI'. Con saggi di laboratorio i
biochimici hanno dimostrato che tra varianti del gene e le molecole del gusto avvengono
legami più o meno forti. Alcuni test hanno dimostrato l'esistenza di alcuni alleli di
questo gene, alcuni, chiamati PAV e AVI, sono diversamente in grado di legarsi alle
molecole che generano il gusto amaro, in sigla PTC ('feniltiocarbomide') e PROT. PAV è in
grado forma un legame chimico con i composti che generano il sapore amaro, mentre AVI è
incapace di legarsi alle molecole e quindi chi ne è portatore non ha questa percezione.
In particolare si è visto che coloro che hanno una o due copie dell'allele AVI sono da
100 a 1000 volte meno sensibili all'amaro dei cibi. Da questa ricerca è emerso che le
nostre preferenze a tavola sono scritte nel Dna ed anche la diversa sensibilità
individuale a certi sapori dipende da alcuni geni per i recettori sulla nostra lingua.
Dato che molti sono gli alleli del gene del recettore hTAS2R38 e dato che a ciascuno
corrisponde una diversa sensibilità all'amaro, di certo l'assortimento genetico che ne
viene fuori è sufficiente a spiegare la vasta gamma di preferenze di gusto che si
riscontra tra le varie persone. Questa varietà genetica nei recettori del gusto amaro, ha
le sue radici in ragioni evolutive e può spiegare alcune differenze nelle tradizioni
culturali delle varie popolazioni del mondo. Nelle tribu' amazzoniche, che si nutrono di
piante raccolte nelle foreste, sentire il gusto amaro e' importante per evitare piante
pericolose, stesso ragionamento vale per altri mammiferi e, probabilmente, la percezione
dell'amaro è un tratto genetico protettivo per la nostra incolumità.
Donata Allegri |