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22  marzo 2005

tratto da Tempo Medico

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Il fattore VII per arginare l'ematoma

Un prodotto dell'ingegneria genetica, il fattore VII ricombinante attivato (rFVIIa), sarebbe in grado di limitare l'espansione dell'ematoma intracranico, una delle più pericolose conseguenze dell'emorragia cerebrale. Lo ha concluso una équipe internazionale di ricercatori che ha indagato la possibilità di ricorrere alle proprietà antiemorragiche di questa glicoproteina.
Il fattore VII ricombinante è gia da tempo utilizzato per ripristinare la coagulazione del sangue nelle emorragie chirurgiche degli emofilici, nei quali l'emostasi è compromessa dal deficit di alcuni fattori chiave. L'emorragia intracerebrale è una delle forme più devastanti di ictus: il sangue che si accumula sotto forma di ematoma può infatti danneggiare in modo irreversibile il tessuto nervoso e provocare deficit mentali e fisici o, in molti casi, la morte.
Lo studio, di tipo randomizzato, controllato e in doppio cieco, è stato effettuato in venti nazioni di quattro continenti (Nordamerica, Europa, Australia, Asia) ed è stata coordinata da Stephan Mayer, della Columbia University di New York, negli Stati Uniti. "Sono state arruolate circa 400 persone, per le quali la diagnosi di emorragia cerebrale è stata effettuata entro tre ore dall'episodio mediante tomografia assiale computerizzata" spiega Mayer. I pazienti sono stati assegnati a caso a quattro gruppi sperimentali, che hanno ricevuto quattro diverse dosi di rFVIIa per chilogrammo di peso corporeo, entro un'ora dall'esame radiografico.
"Il giorno dopo l'emorragia il volume dell'ematoma nei gruppi trattati con rFVIIa era nettamente inferiore rispetto al placebo, da poco più della metà a circa un terzo, in misura proporzionale alla dose del farmaco assunto". A questi risultati immediati sono da aggiungere altri significativi effetti favorevoli, almeno a medio termine, quali un numero inferiore di decessi e migliori esiti funzionali dell'ictus. Permane invece qualche dubbio sull'innocuità del trattamento. "Riteniamo che, fino a quando non saranno disponibili ulteriori dati, l'rFVIIa dovrà essere somministrato con precauzione a quei pazienti che, oltre a essere colpiti da emorragia cerebrale, sono a rischio di complicazioni tromboemboliche" conclude Mayer.
I risultati dello studio sono commentati in un editoriale da Devin Brown e Lewis Morgenstern, entrambi partecipanti allo Stroke Program coordinato dall'università statunitense del Michigan per la prevenzione e la cura degli ictus. " Il fattore VII ricombinante attivato è una terapia mirata ormai a portata di mano," osservano i ricercatori "ma le ricerche andrebbero rivolte alla prevenzione delle recidive emorragiche, alla riduzione dell'ipertensione arteriosa e intracranica e al miglioramento delle terapie destinate alla dissoluzione o alla rimozione dei coaguli".

Giuseppe Giocoli

 


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