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23  marzo 2005

tratto da La Stampa

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   Vecchiaia

Quando osserviamo una fotografia che ci ritrae da giovani, l'emozione del ricordo si mescola di solito al disappunto per il "come eravamo". Il nostro viso, pur conservando quei caratteri generali che permettono di riconoscerlo, va incontro a consistenti cambiamenti. Di fatto, tutto il nostro organismo muta e si trasforma. Che cos’è l’invecchiamento? La risposta riflette un insieme di cause che Amleto, nel suo famoso monologo definiva "ingiurie del tempo". E’ noto il continuo bombardamento di stimoli nocivi al quale siamo sottoposti (ambiente inquinato, alimentazione impropria, raggi solari, stress, fumo, alcol). Ma questo genere di spiegazioni è troppo vago.
Il nostro organismo è composto da miliardi di cellule organizzate a formare organi e tessuti con funzioni profondamente differenti. Quando uno spermatozoo e un ovulo si uniscono, portano tutti i geni depositari delle informazioni per la costruzione di un intero organismo. Le cellule che da queste due "fondatrici" si formano danno origine a cellule-figlie sempre più specializzate a compiere le funzioni dell'organo che stanno costruendo. Questa specializzazione implica che la maggior parte dei geni contenuti nei nuclei originari di ovulo e spermatozoo vengano "repressi"; tranne quelli che sono preposti a svolgere le funzioni proprie dell'organo che stanno edificando.
Questa progressiva repressione genica, che serve per la costruzione di organi e tessuti e che potremmo definire come "memoria operativa", dovrebbe mantenersi per un tempo praticamente indefinito, tramandandosi da cellula madre a cellula figlia. Come avveniva per le arti e i mestieri in tempi ormai remoti. Si è ipotizzato che questa memoria, con il trascorrere degli anni e delle generazioni cellulari che si susseguono nel corpo per sostituire gli elementi ormai malfunzionanti, venga a perdere quel carattere di estrema precisione che caratterizzava le generazioni cellulari giovanili. Esistono, naturalmente, meccanismi situati entro ciascuna cellula che sono preposti a correggere gli errori, ma anch’essi subiscono l’usura. Pensate a un testo elaborato al computer e copiato migliaia di volte da un disco a un altro: gli eventuali trascurabili errori di copiatura vengono trasmessi sommandosi a quelli già esistenti in un processo a cascata che accumula «refusi». Le cause sono sicuramente molteplici e, fra queste, quelle sopra accennate svolgono un ruolo essenziale. Di recente, la ricerca ha compiuto un passo in avanti identificando nei radicali liberi - ormai noti anche all’industria cosmetica - una causa chimica più specifica di quanto non siano termini vaghi come alimentazione, inquinamento o stress. Sta alla futura ricerca identificare i meccanismi molecolari precisi che sono alla base della progressiva perdita di memoria cellulare operativa.
Non è azzardato ipotizzare che all’origine di vari tipi di tumori vi sia la perdita di questo particolare tipo di memoria. La cellula neoplastica, infatti, è una cellula che sfugge alle proprie mansioni normali, specializzate, ed acquista, o riacquista, proprietà che le erano proprie quando i suoi antenati cellulari avevano l'imperativo categorico di replicarsi a tutta velocità. Conoscendo meglio i meccanismi che danneggiano la memoria operativa potremmo prendere i due famosi piccioni con una fava: prevenire o rallentare l'invecchiamento e l'insorgere di un tumore.

[TSCOPY](*)Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare, CNR, Roma [/TSCOPY]


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