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21  novembre 2005

tratto da la Repubblica

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Nanotubi a prova di ambiente

Anche i nanotubi non sono a prova di ambiente. Le nuove tecnologie, sempre più piccole, sempre più efficienti, sembravano garantirci da ogni forma di inquinamento. Invece, si scopre ora che possono essere nocive. Attenzione, non si parla dei livelli di inquinamento che può generare un sistema di produzione di energia a carbone, siamo lontani anni luce. Ma nel loro piccolo i minimi inquinamenti apportati da questi materiali iperinnovativi hanno il loro peso. Le nanoparticelle, infatti, per le loro proprietà uniche sia elettroniche che biologiche vengono spesso usate in campo sanitario, per consegnare farmaci o droghe direttamente alle cellule del corpo umano. La loro dimensione, cosi infinitamente piccola, consente loro di passare attraverso le barriere biologiche e di svolgere questo tipo di funzioni.
Si è scoperto ora che queste stesse proprietà possono rendere le nanoparticelle pericolose in alcune applicazioni, in quanto permettono loro di infiltrarsi nelle cellule e danneggiarle. Prendiamo l’oro, normalmente considerato sano per le applicazioni in ambito biologico: alcune nanoparticelle di oro uccidono i batteri. Ancora: nanoparticelle possono scivolare deitro la barriera di sangue del cervello, una caratteristica che può essere sia positiva che negativa, dipende dalla particella, si legge in uno studio di ChangYu Wu, scienziato dell’Università della Florida, Gainsville, che si sta occupando della nuova problematica e ha pubblicato un recente studio sull’impatto ambientale delle nanoparticelle.
Si è addirittura formata una organizzazione di opposizione che contesta l’uso di alcune nanoparticelle in prodotti di largo consumo, come i salvaschermo, Etc Group
Della soluzione del problema si sta occupando ora la Rice University. I ricercatori dell’istituto di Houston hanno trovato il modo di cambiare la tossicità dei nanotubi al carbonio usando alcune delle moderne applicazioni chimiche che hanno reso possibile le nanotecnologie. In pratica attaccano gruppi chimici all’esterno dei nanotubi, che sono gabbie cilindriche di atomi di carbonio. Questi gruppi chimici rendono i tubi più solubili, un’importante caratteristica se vengono usati in ambienti del corpo umano dove c’è acqua. Gli scienziati hanno trovato che i nanotubi più modificati in questo modo, uccidono pochissime cellule. Sono così sani, di fatto, che nessuna di queste cellule muore una volta esposte a questo tubo, solo quelle che sarebbero comunque morte esposte a una soluzione di controllo senza nanotubi. 


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