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23 novembre 2005

tratto da La Stampa

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 MEDICINA INCONTRO TRA SPECIALISTI A TORINO
Duecento sintomi per una sola malattia genetica

QUALE futuro attende il nostro bambino? Perché è nato con una malformazione congenita? Potrebbe capitare una seconda volta? Sono le domande che angosciano i genitori quando si trovano tra le braccia un neonato con la sindrome "Del 22q11", una complessa patologia di origine genetica descritta per la prima volta quarant’anni fa dal pediatra statunitense Angelo Di George e tema della giornata di studio "Dalla sindrome di Di George alla Del 22q11", organizzata sabato scorso a Torino alla Fondazione per le Biotecnologie di Villa Gualino con il coordinamento di Margherita Silengo e Giovanni Battista Ferrero del dipartimento di Pediatria dell’Università di Torino. La Del 22q11 si manifesta per lo più con gravi malformazioni cardiache, irregolarità del viso (palpebre strette, naso prominente, bocca "a carpa", orecchie piccole e accartocciate), scarsa funzionalità di ghiandole endocrine come le paratiroidi (con conseguente alterazione del metabolismo calcio-fosforico) e il timo (con deficit del sistema immunitario), più varie anomalie del palato. In realtà il quadro clinico della sindrome è molto variabile: sono noti 200 differenti sintomi più o meno gravi. Nella quasi totalità dei casi si riscontrano difficoltà di apprendimento, ma il quoziente d'intelligenza è nella norma (il ritardo mentale grave è molto raro). Negli Anni 60 la patologia era indicata semplicemente come "sindrome di Di George". Con il tempo, tuttavia, si osservò che il gruppo delle anomalie cardiache tipiche della Di George era spesso riscontrabile in altre due malattie: la sindrome velo-cardio-facciale (descritta per la prima volta da Bob Shprintzen negli Anni 70 e la "conotruncal anomaly face syndrome" (identificata in Giappone più o meno nello stesso periodo). Negli Anni 90 la biologia molecolare ha portato a individuare alla base delle tre malattie lo stesso difetto genetico: la mancanza di un piccolo frammento del cromosoma 22. Di qui l'accorpamento sotto l'unica sigla "Del 22q11", dove q11 indica che il deficit genetico è localizzato sul "braccio lungo" del cromosoma 22. La Del 22q11 colpisce un nuovo nato ogni 4.000, dunque rientra per definizione tra le malattie rare, ma è la sindrome da micro-delezione (micro-distruzione) più frequente nell’uomo. In nove casi su dieci l'alterazione genetica si manifesta “de novo” (solo il 10-20% dei pazienti la eredita da uno dei genitori). "Non abbiamo idea di cosa scateni questa "perdita" di materiale genetico", ammette Cristina Digilio dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, tra i massimi esperti europei della malattia. "Sappiamo solo che il nostro DNA ha alcune zone più fragili dove è più facile che, durante la meiosi, avvengano errori di replicazione. E il braccio lungo del cromosoma 22 è una di queste zone". Altrettanto oscuro il rapporto tra l'ampiezza della delezione (quantità di geni mancanti) e i sintomi della malattia: "Genitore e figlio possono avere un identico danno genetico, ma manifestarlo in modo del tutto diverso. Di recente addirittura si sono osservati pazienti con i sintomi tipici della Del 22q11 che non hanno una delezione del cromosoma 22 ma solo forme alterate del gene TBX1 situato in q11". Tra le novità della ricerca c'è la scoperta di un'alterazione ematologica specifica della sindrome: la "macrotrombocitopenia", un difetto della membrana cellulare che abbassa l'efficienza delle piastrine nel sangue. "La conseguenza", spiega l'ematologa torinese Paola Saracco, "è che alcuni pazienti affetti da Del 22q11 possono avere un maggiore rischio emorragico e quindi occorre fare molta attenzione quando si prescrivono farmaci antiaggreganti e in caso di interventi chirurgici. La prevenzione è difficile dal momento che, come s'è visto, le delezioni del cromosoma 22 sono per lo più eventi casuali non ereditari. L'indagine prenatale su campioni di liquido amniotico o villi coriali è chiaramente consigliabile in caso di gravidanze a rischio per genitore con Del 22q11. L'esame può essere indicato anche nei casi in cui l'ecografia sulla gestante evidenzi la presenza di malformazioni cardiache compatibili con la sindrome. Resta il fatto che alterazioni più lievi, caratteristiche delle forme attenuate di Del 22q11, possono sfuggire anche al controllo ecografico più accurato. Lo scorso autunno l'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop), in collaborazione con Aidel 22 (la onlus che raggruppa i malati e i loro familiari), ha messo a punto un protocollo diagnostico-terapeutico che descrive in modo sistematico le caratteristiche della patologia e propone schemi di intervento differenti a seconda che il danno principale sia a carico del sistema immunitario o si concentri a livello cardiaco, neurologico, psichico, endocrino, gastrointestinale otorinolaringoiatrico.

Lara Reale


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