MEDICINA INCONTRO TRA
SPECIALISTI A TORINO
Duecento sintomi per una sola malattia genetica
QUALE futuro attende il nostro bambino? Perché è nato con una malformazione
congenita? Potrebbe capitare una seconda volta? Sono le domande che angosciano i genitori
quando si trovano tra le braccia un neonato con la sindrome "Del 22q11", una
complessa patologia di origine genetica descritta per la prima volta quarantanni fa
dal pediatra statunitense Angelo Di George e tema della giornata di studio "Dalla
sindrome di Di George alla Del 22q11", organizzata sabato scorso a Torino alla
Fondazione per le Biotecnologie di Villa Gualino con il coordinamento di Margherita
Silengo e Giovanni Battista Ferrero del dipartimento di Pediatria dellUniversità di
Torino. La Del 22q11 si manifesta per lo più con gravi malformazioni cardiache,
irregolarità del viso (palpebre strette, naso prominente, bocca "a carpa",
orecchie piccole e accartocciate), scarsa funzionalità di ghiandole endocrine come le
paratiroidi (con conseguente alterazione del metabolismo calcio-fosforico) e il timo (con
deficit del sistema immunitario), più varie anomalie del palato. In realtà il quadro
clinico della sindrome è molto variabile: sono noti 200 differenti sintomi più o meno
gravi. Nella quasi totalità dei casi si riscontrano difficoltà di apprendimento, ma il
quoziente d'intelligenza è nella norma (il ritardo mentale grave è molto raro). Negli
Anni 60 la patologia era indicata semplicemente come "sindrome di Di George".
Con il tempo, tuttavia, si osservò che il gruppo delle anomalie cardiache tipiche della
Di George era spesso riscontrabile in altre due malattie: la sindrome velo-cardio-facciale
(descritta per la prima volta da Bob Shprintzen negli Anni 70 e la "conotruncal
anomaly face syndrome" (identificata in Giappone più o meno nello stesso periodo).
Negli Anni 90 la biologia molecolare ha portato a individuare alla base delle tre malattie
lo stesso difetto genetico: la mancanza di un piccolo frammento del cromosoma 22. Di qui
l'accorpamento sotto l'unica sigla "Del 22q11", dove q11 indica che il deficit
genetico è localizzato sul "braccio lungo" del cromosoma 22. La Del 22q11
colpisce un nuovo nato ogni 4.000, dunque rientra per definizione tra le malattie rare, ma
è la sindrome da micro-delezione (micro-distruzione) più frequente nelluomo. In
nove casi su dieci l'alterazione genetica si manifesta de novo (solo il 10-20%
dei pazienti la eredita da uno dei genitori). "Non abbiamo idea di cosa scateni
questa "perdita" di materiale genetico", ammette Cristina Digilio
dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, tra i massimi esperti europei della malattia.
"Sappiamo solo che il nostro DNA ha alcune zone più fragili dove è più facile che,
durante la meiosi, avvengano errori di replicazione. E il braccio lungo del cromosoma 22
è una di queste zone". Altrettanto oscuro il rapporto tra l'ampiezza della delezione
(quantità di geni mancanti) e i sintomi della malattia: "Genitore e figlio possono
avere un identico danno genetico, ma manifestarlo in modo del tutto diverso. Di recente
addirittura si sono osservati pazienti con i sintomi tipici della Del 22q11 che non hanno
una delezione del cromosoma 22 ma solo forme alterate del gene TBX1 situato in q11".
Tra le novità della ricerca c'è la scoperta di un'alterazione ematologica specifica
della sindrome: la "macrotrombocitopenia", un difetto della membrana cellulare
che abbassa l'efficienza delle piastrine nel sangue. "La conseguenza", spiega
l'ematologa torinese Paola Saracco, "è che alcuni pazienti affetti da Del 22q11
possono avere un maggiore rischio emorragico e quindi occorre fare molta attenzione quando
si prescrivono farmaci antiaggreganti e in caso di interventi chirurgici. La prevenzione
è difficile dal momento che, come s'è visto, le delezioni del cromosoma 22 sono per lo
più eventi casuali non ereditari. L'indagine prenatale su campioni di liquido amniotico o
villi coriali è chiaramente consigliabile in caso di gravidanze a rischio per genitore
con Del 22q11. L'esame può essere indicato anche nei casi in cui l'ecografia sulla
gestante evidenzi la presenza di malformazioni cardiache compatibili con la sindrome.
Resta il fatto che alterazioni più lievi, caratteristiche delle forme attenuate di Del
22q11, possono sfuggire anche al controllo ecografico più accurato. Lo scorso autunno
l'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop), in collaborazione
con Aidel 22 (la onlus che raggruppa i malati e i loro familiari), ha messo a punto un
protocollo diagnostico-terapeutico che descrive in modo sistematico le caratteristiche
della patologia e propone schemi di intervento differenti a seconda che il danno
principale sia a carico del sistema immunitario o si concentri a livello cardiaco,
neurologico, psichico, endocrino, gastrointestinale otorinolaringoiatrico.
Lara Reale |