L' anticorpo
monoclonale con la chemio
Napoli. Bevacizumab, nuova arma contro le metastasi da tumore del colon.
È il difficile nome dell'anticorpo monoclonale che, associato alla chemioterapia,
assicura un significativo aumento della sopravvivenza e una migliore qualità di vita ai
pazienti colpiti da recidiva. Sul mercato italiano da un mese e recentemente presentato a
Napoli durante il settimo congresso nazionale di Oncologia medica (Aiom), la nuova
molecola svolge (ed è la prima di questo tipo) un ruolo antiangiogenetico, bloccando
l'afflusso di sangue che alimenta la neoplasia. "In uno studio di fase 3, condotto su
oltre 900 pazienti", spiega Roberto Labianca, presidente dell'Aiom (Associazione di
oncologia medica) "l'aggiunta di Bevacizumab alla terapia convenzionale ha aumentato
del 30% la sopravvivenza globale e del 71% il periodo libero da malattia".
L'innovativo meccanismo d'azione dell'anticorpo si rifà alla teoria angiogenetica di
Judah Folkman e successivamente sviluppata dal ricercatore italiano Napoleone Ferrara,
secondo la quale, privando le cellule neoplastiche del sangue necessario al loro sviluppo
e maturazione, è possibile arrestare la crescita di alcuni tipi di tumore. Ogni anno in
Italia la diagnosi di cancro del colon riguarda oltre 37 mila persone, mentre le vittime
di quello che viene considerato un big killer sono 17 mila. "L'angiogenesi",
aggiunde Giampaolo Tortora, oncologo medico dell'università Federico II di Napoli,
"consiste nella creazione di nuovi vasi sanguigni. Il fattore fondamentale che regola
il processo fisiologico è il Vascular Endothelial Growt Factor (VEGF). Come avviene per i
tessuti sani, anche per i tumori solidi, l'accrescimento e la sopravvivenza dipendono
dalla presenza di una estesa rete vascolare. E la capacità del tumore di formare
metastasi dipende, a sua volta e in gran misura, dallo sviluppo della propria
vascolarizzazione". (g. d. b.)
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