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6 ottobre  2005

tratto da la Gazzetta del Sud

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Di origine aviaria la pandemia che fece 50 milioni di vittime nel 1918
Decifrato il genoma della “Spagnola”

ROMA – Era di origine aviaria ed era riuscito ad adattarsi perfettamente all'uomo, il virus responsabile della terribile pandemia di influenza del 1918, la «Spagnola» che nell'arco di un anno uccise circa 50 milioni di persone. È quanto risulta dalla mappa completa del virus, ottenuta negli Stati Uniti e pubblicata su «Nature». La sequenza è ora a disposizione del mondo della ricerca per avere nuovi elementi che permettano di prepararsi nel modo migliore ad affrontare un'eventuale ondata di pandemia influenzale. Se il virus della «Spagnola», del tipo H1N1 e perfettamente adattato all'uomo, era completamente di origine aviaria come il virus H5N1 responsabile dell'attuale epidemia di influenza dei polli nel Sud-est asiatico, la grande differenza è che il virus oggi in circolazione non è ancora riuscito ad adattarsi all'uomo. Un'altra grande differenza tra la vecchia «Spagnola» e un'eventuale nuova pandemia è nel fatto che nel 1918 moltissime morti furono provocate dalle complicanze batteriche dell'influenza, come polmoniti da stafilococco allora impossibili da curare in quanto non esistevano ancora gli antibiotici. Erano invece diversi i virus responsabili delle altre due pandemia influenzali note, l'Asiatica del 1957 (provocata da un virus H2N2), e la Hong Kong del 1968 (H3N2), entrambi risultato della combinazione di un virus aviario con un virus influenzale umano. A completare la mappa genetica del virus della «Spagnola» è stato il gruppo di Jeffery Taubenberger, dell'Istituto di Patologia delle Forze armate di Rockville. I ricercatori hanno così completato il lavoro cominciato nel 1995, analizzando anche le ultime tre proteine del virus. È stata così ricostruita l'intera sequenza fatta di otto geni, i primi cinque dei quali erano stati sequenziati in precedenza dallo stesso gruppo. Tra le ultime proteine analizzate c'è la polimerasi, che ha un ruolo cruciale per la replicazione del virus nelle cellule umane. Sono state scoperte in questo modo mutazioni forse cruciali per l'adattamento del virus aviario all'uomo e che alcune di queste mutazioni sono simili a quelle dei virus H5N1 che sono circolati in Asia dal 1997 e che dal 2003 hanno infettato almeno 115 persone, uccidendone 59. La conclusione è che anche il virus H5N1 attualmente in circolazione possa acquisire l'abilità di adattarsi all'uomo. Il grande sforzo della ricerca, adesso, è nell'elaborare modelli per prevedere quali sono i cambiamenti particolarmente vantaggiosi perché il virus si adatti all'uomo. Secondo i ricercatori, «è improbabile che un virus simile a quello del 1918 possa provocare oggi una pandemia, ma è importante capire come una pandemia emerge comprendendo il modo in cui i virus influenzali si adattano all'uomo».

Gennaro Santini


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