Di origine aviaria la pandemia che fece 50 milioni di
vittime nel 1918
Decifrato il genoma della Spagnola
ROMA Era di origine aviaria ed era riuscito ad adattarsi perfettamente all'uomo,
il virus responsabile della terribile pandemia di influenza del 1918, la «Spagnola» che
nell'arco di un anno uccise circa 50 milioni di persone. È quanto risulta dalla mappa
completa del virus, ottenuta negli Stati Uniti e pubblicata su «Nature». La sequenza è
ora a disposizione del mondo della ricerca per avere nuovi elementi che permettano di
prepararsi nel modo migliore ad affrontare un'eventuale ondata di pandemia influenzale. Se
il virus della «Spagnola», del tipo H1N1 e perfettamente adattato all'uomo, era
completamente di origine aviaria come il virus H5N1 responsabile dell'attuale epidemia di
influenza dei polli nel Sud-est asiatico, la grande differenza è che il virus oggi in
circolazione non è ancora riuscito ad adattarsi all'uomo. Un'altra grande differenza tra
la vecchia «Spagnola» e un'eventuale nuova pandemia è nel fatto che nel 1918 moltissime
morti furono provocate dalle complicanze batteriche dell'influenza, come polmoniti da
stafilococco allora impossibili da curare in quanto non esistevano ancora gli antibiotici.
Erano invece diversi i virus responsabili delle altre due pandemia influenzali note,
l'Asiatica del 1957 (provocata da un virus H2N2), e la Hong Kong del 1968 (H3N2), entrambi
risultato della combinazione di un virus aviario con un virus influenzale umano. A
completare la mappa genetica del virus della «Spagnola» è stato il gruppo di Jeffery
Taubenberger, dell'Istituto di Patologia delle Forze armate di Rockville. I ricercatori
hanno così completato il lavoro cominciato nel 1995, analizzando anche le ultime tre
proteine del virus. È stata così ricostruita l'intera sequenza fatta di otto geni, i
primi cinque dei quali erano stati sequenziati in precedenza dallo stesso gruppo. Tra le
ultime proteine analizzate c'è la polimerasi, che ha un ruolo cruciale per la
replicazione del virus nelle cellule umane. Sono state scoperte in questo modo mutazioni
forse cruciali per l'adattamento del virus aviario all'uomo e che alcune di queste
mutazioni sono simili a quelle dei virus H5N1 che sono circolati in Asia dal 1997 e che
dal 2003 hanno infettato almeno 115 persone, uccidendone 59. La conclusione è che anche
il virus H5N1 attualmente in circolazione possa acquisire l'abilità di adattarsi
all'uomo. Il grande sforzo della ricerca, adesso, è nell'elaborare modelli per prevedere
quali sono i cambiamenti particolarmente vantaggiosi perché il virus si adatti all'uomo.
Secondo i ricercatori, «è improbabile che un virus simile a quello del 1918 possa
provocare oggi una pandemia, ma è importante capire come una pandemia emerge comprendendo
il modo in cui i virus influenzali si adattano all'uomo».
Gennaro Santini |