Le cellule
cardiache imparano a rigenerarsi nei laboratori
Le ferite del cuore si riparano, ma solo quelle psicologiche. Per quelle
fisiche tipo infarto non cè niente da fare, anzi col tempo va sempre peggio. Siamo
cresciuti, e come noi generazioni e generazioni indietro, con questa certezza. E invece
no, siamo alla svolta. Al pari delle pene damore, nei laboratori di cardiologia e
genetica più avanzati sta cominciando ad avvenire il miracolo: le cellule cardiache
distrutte si rigenerano, si ricreano e magari diventano addirittura più solide.
Intendiamoci: siamo in ogni caso a livello, come si diceva, di laboratorio. Non cè
ancora nessuna evidenza, come dicono gli scienziati, di benefici diretti sulluomo.
Eppure, i segnali sono inconfondibili: il dado è tratto, e la ricerca non si fermerà.
Tre sono i filoni fondamentali per arrivare a questo traguardosimbolo della moderna
medicina:
1) Usare le cellule staminali, sia quelle plurivalenti da embrione che quelle
da adulto o dallo stesso paziente. I risultati filtrano a fatica dai vari laboratori del
pianeta perché qualsiasi ricerca che riguardi le staminali incontra difficoltà legali,
pratiche e religiose. Ma qualcosa, fuori dItalia, si sta sbloccando. Negli Stati
Uniti, dove le prevenzioni erano analoghe, ora viceversa la Food and Drug Administration
ha cominciato ad autorizzare trial clinici visto come sono promettenti i primi studi.
Recentemente in due studi in Francia riportati da Lancet è stata abbattuta unaltra
barriera, quella fra specie: sono state iniettate cellule di topo nel cuore di nove pecore
infartuate e i risultati sono incoraggianti.
2) Ricorrere alle cellule progenitrici. «Ce ne sono anche nel cuore», chiarisce Attilio
Maseri, direttore del dipartimento di cardiologia del San Raffaele di Milano. «Negli
animali sono state estratte dal cuore con una biopsia, coltivate in laboratorio per duetre
mesi e quindi reiniettate. E hanno cominciato a riprodursi». Ora Maseri insieme a Pietro
Anversa, pluripremiato ricercatore parmense che lavora alla New York Medical College, sta
organizzando esperimenti anche sulluomo.
3) Utilizzare cellule da midollo, sia da donatore che dallo stesso paziente, prelevandole
e reinserendole nel cuore. Allinizio di questanno in Germania è stata
estratta una cucchiaiata di midollo da un cardiopatico e indirizzata con un
catetere sul cuore. Due settimane dopo, il cuore ha cominciato a funzionare meglio e
pompare più sangue. Dal Giappone hanno risposto che dai tre ai quattro pazienti con le
coronarie bloccate hanno risposto in modo analogo ad un trattamento identico. La frontiera
ormai è superata.
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