Leucemie, la
"svolta" di geni e staminali
L'aumento delle guarigioni grazie ai progressi
nei trapianti di midollo e alle scoperte sul Dna
Le leucemie acute colpiscono tutte le fasce di età e rappresentano un insieme di
malattie che deriva dalla trasformazione maligna delle cellule che popolano il midollo
osseo, l'organo deputato alla produzione delle cellule del nostro sangue. Fino a 30 anni
fa, la diagnosi di leucemia acuta era sinonimo di una condanna a morte. Oggi non è più
così, dal momento che una guarigione completa è possibile in circa il 70% dei bambini e
nel 30-40% degli adulti. I progressi in questo campo derivano da una diagnosi più
precisa, da terapie individualizzate in rapporto al rischio, dal miglioramento della
terapia di supporto, e in alcuni casi dalla disponibilità di farmaci cosiddetti
"intelligenti".
Il fulcro centrale del trattamento delle leucemie acute consiste ancora nella
chemioterapia convenzionale che varia in relazione al tipo di leucemia (linfoide o
mieloide) e si basa sull'impiego di farmaci che distruggono le cellule in rapida
proliferazione. Purtroppo, questi farmaci non riescono a distinguere tra cellule malate e
normali e questo rende ragione degli effetti tossici che spesso si associano alla
chemioterapia. Nonostante questi inconvenienti, la chemioterapia rimane una procedura
salvavita.
Attualmente, i risultati della chemioterapia sono migliorati grazie anche all'impiego di
protocolli standardizzati nel contesto di studi clinici controllati e ai progressi nelle
terapie di supporto (trasfusionale, nuovi farmaci contro le infezioni, etc.).
Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche rappresenta una valida opzione per il
conseguimento della guarigione in alcune categorie di pazienti ad alto rischio. Le cellule
staminali per il trapianto, ossia quelle specificamente preposte alla formazione delle
varie cellule sanguigne, possono essere prese dal paziente medesimo (a cui vengono
restituite dopo una chemioterapia a dosi massicce) come nel trapianto autologo. Oppure
essere prelevate da un donatore familiare (compatibile o incompatibile), non familiare
(donatori iscritti a registri internazionali) o da cordone ombelicale.
Rispetto al trapianto autologo, il trapianto da donatore è molto più tossico, ma è in
grado di esercitare anche un effetto immunologico anti-leucemico che svolge un ruolo
importante nella completa eradicazione del clone leucemico, portando così alla
guarigione.
La suddivisione dei pazienti leucemici in base a categorie a rischio (basso, intermedio,
alto) rappresenta una tappa importante nell'albero decisionale della strategia
terapeutica. I parametri che si utilizzano per assegnare i pazienti a queste categorie
sono di tipo clinico (età, numero delle cellule leucemiche, etc.) e biologico, in
particolare alcune alterazioni genetiche che possono colpire i cromosomi delle cellule
leucemiche. Sulla base di questi criteri, è ora possibile distinguere i pazienti che, a
causa della loro bassa probabilità di guarigione, dovranno essere indirizzati, fin
dall'inizio, a terapie più intensive di tipo trapiantologico, da quelli, a prognosi più
favorevole, per i quali è sufficiente un trattamento meno aggressivo.
E' probabile che nei prossimi anni i progressi della ricerca possano consentire una
evoluzione dalle sempre valide forme di terapia attuale (polichemioterapia e trapianto) ad
altre basate sull'impiego dei cosiddetti farmaci "intelligenti".
Queste medicine di nuova generazione agiscono interferendo specificamente con l'
alterazione molecolare che porta alla trasformazione leucemica oppure, in via
immunologica, riconoscendo particolari strutture che si trovano esposte alla superficie
delle cellule maligne. La selettività del bersaglio consente di risparmiare i tessuti
normali, riducendo la tossicità da chemioterapia. Esempi di farmaci intelligenti
attualmente in uso sono l'acido transretinoico (ATRA) per la terapia della leucemia
promielocitica, il Glivec che, oltre alla leucemia mieloide cronica, è efficace anche in
una particolare forma di leucemia acuta linfoide e il Mylotarg, un anticorpo che può
essere utilizzato per il trattamento delle leucemie acute mieloidi, specialmente nell'
anziano.
Gli esempi di terapia mirata con farmaci "intelligenti" sono a tutt'oggi ancora
pochi, ma è possibile che, in futuro, una migliore conoscenza dei meccanismi molecolari
che stanno alla base della trasformazione leucemica, possa contribuire a migliorare le
nostre capacità diagnostiche e terapeutiche.
Va in questo senso, la recente identificazione da parte del nostro gruppo delle mutazioni
del gene della nucleofosmina (NPM) che colpiscono circa un terzo dei pazienti con leucemia
acuta mieloide dell'adulto. La speranza che in futuro si possa trovare una cura anche per
quei pazienti leucemici che sono attualmente più difficili da guarire dipenderà molto da
quanto si deciderà di investire per la ricerca.
Brunangelo Falini
Professore Ordinario
di Ematologia, Univ. Perugia
|