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21 ottobre 2005

tratto da Le Scienze on line

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Trasferimento nucleare alterato
La tecnica prevede la creazione di embrioni
incapaci di impiantarsi nell'utero

Alcuni scienziati del Whitehead Institute for Biomedical Research di Boston hanno dimostrato che una tecnica teorica - e controversa - per generare cellule staminali embrionali è del tutto funzionante e fattibile, per lo meno nei topi.
La tecnica, chiamata "trasferimento nucleare alterato" (ANT), prevede innanzitutto la creazione di embrioni geneticamente modificati che non siano in grado di impiantarsi nell'utero, e poi l'estrazione di cellule staminali da questi embrioni. Poiché gli embrioni non possono impiantarsi, per definizione non si tratta di "potenziali" vite umane. Secondo alcuni, questo metodo metterebbe a tacere le proteste dei critici per i quali la ricerca sulle cellule staminali embrionali comporta la distruzione della vita umana. L'approccio è stato discusso nel merito da scienziati e comitati etici, ma finora non è stata raggiunta alcuna conclusione.
"Lo scopo del nostro studio - spiega Rudolf Jaenisch, principale autore della ricerca - era quello di fornire una base scientifica al dibattito etico. Il nostro lavoro è il primo a dimostrare la fattibilità del trasferimento nucleare alterato, che non solo funziona ma è estremamente efficiente". L'esperimento è stato descritto in un articolo pubblicato sull'edizione online del 16 ottobre della rivista "Nature".
Proposta per la prima volta da William Hurlbut, docente dell'Università di Stanford e membro del President's Council on Bioethics, il trasferimento nucleare alterato è stato descritto come un'alternativa etica al trasferimento nucleare di cellule somatiche, ovvero alla clonazione terapeutica.

 


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