Avventure
nelle foreste per le piante anti-tumore
TROVA ANCHE NEL TASSO EUROPEO, CHE E
COLTIVABILE
LA VINCA CONTRO LE LEUCEMIE
I farmaci antitumorali ottenuti da piante sono numerosi. Tra quelli di uso più ampio
ci sono il tassolo, la camptotecina e gli alcaloidi della vinca. Questi composti hanno
bersagli molecolari e campi di impiego clinico diversi, ma sono accomunati da uno stesso
problema tecnologico che ne ha ritardato la commercializzazione: il reperimento del
prodotto. Sono infatti composti con rese di isolamento molto basse e nella loro scoperta
il caso ha giocato un ruolo decisivo. Gli alcaloidi della vinca, per esempio, sono il
risultato di uno studio su composti antidiabetici. La vinca rosea è una pianta originaria
del Madagascar, popolare come pianta ornamentale anche nel nostro Paese (si trova persino
nei supermercati). Nella medicina tradizionale era utilizzata come antidiabetico e alla
fine degli Anni 50 due gruppi di ricerca fecero in modo indipendente unosservazione
sorprendente. Gli estratti della pianta non avevano azione antidiabetica ma, somministrati
per via parenterale, causavano rapidamente la morte per setticemia. Nel sangue degli
animali crollava il numero dei globuli bianchi, proprio come succedeva con gli
antitumorali. La vinca rosea contiene una miscela di oltre 100 alcaloidi e quelli
responsabili dellazione antitumorale - la vincristina e la vinblastina - si
piazzano, come abbondanza, nelle ultime posizioni. La purificazione industriale di
vincristina e vinblastina è una delle meraviglie tecnologiche del XX secolo. I prodotti
finali - che valgono oltre 1 milione di euro al chilogrammo (a peso, più di un
calciatore) - sono stati a lungo prodotti a puro prezzo di costo. Oggi, grazie anche alla
vincristina, le leucemie infantili non sono più una condanna a morte. La camptotecina,
invece, è usata in terapia in forma di derivato, a causa della sua insolubilità. La sua
storia inizia negli Anni 50. La disponibilità di derivati steroidei è oggi data come
acquisita, ma il problema di ottenerli ha occupato generazioni di chimici. Di isolamento
da fonti animali non si parlava neanche (il testosterone fu isolato con una resa di 5
milligrammi (mg) da una tonnellata di testicoli di toro, l'estradiolo con una di 20 mg da
2 mila litri di urina di giumenta gravida) e la sintesi totale è diventata competitiva
solo negli ultimi anni. La strategia, tuttora valida, era quella di ottenere
lisolamento da piante dei precursori, poi trasformati chimicamente negli steroidi di
utilizzo clinico. Negli Anni 50 migliaia di piante furono analizzate come fonte di
steroidi e il chimico americano Monroe Wall lavorò per anni senza ottenere risultati
applicativi. Quando negli Anni 60 il vento della ricerca si spostò sugli antitumorali,
Wall pensò di riciclare gli estratti che aveva in frigorifero. Uno dei tanti estratti
inutili per il progetto sugli steroidi era quello ottenuto dalla corteccia della
Camptotheca acuminata, un alberello ornamentale originario della Cina. La pianta di Wall
proveniva da un centro di acclimatazione per le piante esotiche di Chico, in California.
Il ministero dellAgricoltura americano chiedeva ai suoi impiegati in vacanza di
raccogliere delle piante, farle identificare e poi utilizzarle per i vari progetti in cui
erano impiegati. Lazione dellestratto della Camptotheca era sbalorditiva, ma
ottenere il composto attivo, che fu chiamato camptotecina, risultò un'impresa titanica,
per non parlare del reperimento della pianta, dato che in Cina in quegli anni imperversava
la «rivoluzione culturale» e non esistevano rapporti diplomatici con gli Stati Uniti.
Quando il presidente Nixon li ristabilì, uno dei problemi discussi fu proprio quello
della Camptotheca. Grazie anche alla distensione politica, si riuscì a ottenere
camptotecina in quantità sufficiente per iniziare degli studi clinici. Per superare il
problema della solubilità se ne fecero migliaia di derivati, due dei quali (topotecan e
irinotecan) sono in uso per il trattamento di tumori del canale alimentare e del pancreas.
Alcaloidi della vinca e camptotecine sono importanti, ma il farmaco antitumorale di
maggior successo commerciale di tutti i tempi resta il tassolo, anchesso scoperto da
Wall. E una storia che si legge come un romanzo e se ne sono interessati anche
economisti e sociologi. Grazie al tassolo, da «albero della morte» il tasso è diventato
«albero della vita». Anche in questo caso la storia comincia con un dipendente del
ministero dellAgricoltura in vacanza, che nel 1962 raccoglie un campione di
corteccia di tasso in uno dei luoghi più impervi degli Stati Uniti. Era una foresta
dell'Oregon così selvaggia da essere famosa per la presunta presenza di «Bigfoot»,
l'equivalente americano dell'Uomo delle Nevi. Da quella felice giornata, oggi ricordata
con una targa sulla strada principale che attraversa il parco, sono dovuti passare
trentanni prima che il tassolo fosse introdotto in clinica. I problemi sono stati
enormi, a partire dall'ottenimento del prodotto, dato che non ne esiste una fonte
rinnovabile in natura. Il tassolo è accumulato (si fa per dire, viste le basse rese di
isolamento) nella corteccia di alberi centenari a crescita lentissima, e la popolazione di
tassi esistente nelle foreste del Nord America non basterebbe al trattamento di neppure
una piccola parte dei milioni di pazienti con tumore ovarico o mammario che in tutto il
mondo hanno bisogno di questo composto. Occorreva sacrificare l'albero per ottenere la
corteccia e, per alcuni anni, si innescò un dura battaglia politica, ambientale e medica,
che arrivò sulle prime pagine dei giornali e anche di «Time». Il tasso cresce
lentamente, di solito in zone impervie, fra le più numerose e folte sequoie. I
taglialegna, appoggiati da lobby potenti, erano pronti a dare il meglio di sé, ma furono
fermati da ambientalisti determinati, con sit-in di settimane, anche appollaiati sugli
alberi, per salvare i tassi e la civetta maculata che nidifica su questa pianta. I
giornali intitolavano in prima pagina «salviamo la donna con tumore al seno o la civetta
maculata?». Il problema è stato risolto, ancora una volta per intuito e perseveranza,
utilizzando un precursore del tassolo presente nelle foglie del tasso europeo, una pianta
diffusa nei parchi e coltivabile. Il primo lotto di tassolo semisintetico fu ottenuto in
Francia, utilizzando le potature dei tassi dei parchi di Parigi. La ricerca industriale
italiana ha avuto un ruolo importante per la produzione del tassolo, al punto che una
nostra ditta è ancora oggi il maggior produttore mondiale di derivati tassanici.
Enrica Pugno
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