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1 settembre 2005

tratto da La Stampa

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 PER SFAMARE IL MONDO
Genoma del riso  

mappa conclusa L’ABBOZZO DEL 2002 ORA NON HA PIU’ LACUNE
MIGLIORERA’ LA PRODUZIONE

E’ il più importante alimento base del mondo, tre miliardi di persone ne condividono la cultura, le tradizioni e le potenzialità nutrizionali. E’ il riso, naturalmente. Ora, grazie a una ricerca che segna praticamente l'anno zero nel futuro di questo cereale, il riso non ha più segreti. L'intera mappa genetica dell’Oryza sativa è stata tracciata e grazie a questo risultato la graminacea che sfama oltre la metà della popolazione mondiale potrà essere migliorata in qualità e quantità. Il genoma del riso è un traguardo inseguito da anni e in parte già raggiunto nel 2002, quando le multinazionali Monsanto e Syngenta mapparono la coltivazione più importante del nostro pianeta, ma ancora in maniera parziale e non definitiva. Adesso il sequenziamento è completo, ed è frutto del lavoro di un gruppo di scienziati di dieci Paesi (Giappone, Cina, India, Thailandia, Taiwan, Brasile, Francia, Canada, Regno Unito, Usa). Questo consorzio (International Rice Genome Sequencing Project) ha raggiunto un traguardo che gli esperti paragonano alla scoperta della «Stele di Rosetta», punto di partenza per tutte le future ricerche nelle biotecnologie agricole. Il genoma è costituito da più di 400 milioni di paia di basi di Dna per un totale di 37.544 geni ripartiti in 12 cromosomi. Il procedimento di ricerca si fonda su un lavoro certosino che prevede la suddivisione della sequenza genetica in porzioni minuscole - ciascuna di 100-150 mila basi - le quali sono analizzate a una a una e il cui profilo viene poi ricucito in una ricostruzione dell'insieme. La mappatura non è soltanto un lavoro puramente accademico, ma il punto di partenza per identificare i geni che possono permettere una maggiore produttività, una maggiore resistenza alle avversità climatiche, alle malattie, alle infestazioni o alla siccità. E' la grande sfida dei prossimi anni, che chiama in causa non solo ricercatori e agronomi, ma anche produttori e governi. l’Oryza Sativa si suddivide in due grandi stirpi, «Japonica» (coltivata soprattutto anche in Italia) e «Indica», di origine subtropicale, conosciuta in Oriente ma anche nei Paesi del Nord Europa, dove il riso è più un contorno che un primo piatto. Con la crescita delle popolazioni in via di sviluppo il riso è destinato ad un ruolo sempre più importante. L'imperativo è aumentarne la produzione per vincere la fame. Non a caso il riso è uno dei primi alimenti nella lista degli aiuti alimentari. L'Italia, paese leader in Europa per superficie coltivata (225 mila ettari) e produzione (1.400.000 tonnellate) produce di più dei suoi consumi interni e destina buona parte dei quantitativi all'esportazione comunitaria, ai Paesi Terzi e agli aiuti alimentari. Ma il resto del panorama mondiale è ben diverso: proprio la Fao, in occasione dell'Anno Internazionale del Riso (2004), ha lanciato l'allarme: il tasso di crescita del rendimento di questo cereale è calato del 2,3% negli Anni 80, all'1,1% negli Anni 90. La Fao teme che «i metodi attuali di produzione non riescano a contribuire ad alleviare la povertà rurale e a minimizzare il degrado ambientale». La produzione mondiale di riso lavorato si aggira sui 400 milioni di tonnellate. Si stima però che la domanda globale nel 2030 sarà di circa 533 milioni, 472 nel 2015. Insomma, per sfamare il pianeta la produzione dovrà crescere nei prossimi 20-25 anni del 30%. Ecco perché la mappa genetica ha particolare importanza. L’unico rammarico è ancora una volta tutto italiano: essere stati esclusi da questa ricerca storica. Non per volontà degli altri partner ma per mancanza di partecipazione. A Francesco Sala, professore di botanica e biotecnologie dell’Università statale di Milano, quattro anni fa era arrivata una proposta di collaborazione dal Giappone: il ministero della Ricerca ha lasciato cadere nel vuoto l’invito.

Gianfranco Quaglia


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