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5 settembre 2005

tratto da La Repubblica

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Arriva il vaccino contro la cocaina:
annulla il ‘benessere’ della droga

L’azienda biotecnologica britannica Xenova ha recentemente annunciato che sta sperimentando un innovativo farmaco in grado di curare la dipendenza da cocaina. Un vero e proprio vaccino, tanto interessante che la ricerca ha trovato non senza difficoltà a dire il vero – finanziamenti per decine di milioni di dollari da parte di investitori privati internazionali e infine anche dalle autorità federali americane. Negli Usa la tossicodipendenza da cocaina ha assunto negli ultimi anni proporzioni da vera epidemia. L’Office for National Drug Control Policy ha stimato l’anno scorso in 143 miliardi di dollari i costi sanitari e sociali (violenza, repressione, carcere, licenziamenti) i costi di questa ‘epidemia’, che ha portato nelle sale di pronto soccorso almeno 200mila persone, diverse delle quali morte. In Europa e in Italia il fenomeno com’è noto ha proporzioni non meno gravi.
Il rivoluzionario prodotto, che si chiama ATCD, agisce sul sistema immunitario che, contrariamente a quanto avviene normalmente, viene stimolato a considerare la cocaina come una minaccia. Funziona così: al tossicodipendente viene somministrata una serie di dosi di ATDC, per iniezione. Il farmaco provoca nel sistema immunitario una reazione particolare: fa sì che la molecola di cocaina, quando entra in circolo, anziché essere ‘accolta’ con piacere dall’organismo, venga respinta attraverso una reazione, appunto, immunitaria, alla pari di come viene respinta una molecola di colera. Dopo poche iniezioni, ogni volta che il drogato ‘sniffa’ la cocaina, nel suo corpo vengono prodotti anticorpi che riconoscono la cocaina come sostanza da respingere. Il risultato è che la droga non viene assorbita, e quindi sono del tutto nulli gli effetti piacevoli. La scommessa è che il paziente dopo un po’ di tempo perda del tutto interesse ad assumere cocaina visto che questa è ormai incapace di produrre effetti. Questo avviene, attenzione, qualsiasi sia il quantitativo assorbito, per cui verrebbe anche meno il fattoremoltiplicatore, cioè l’assumere sempre più droga per provare le stesse sensazioni.
Si tratta evidentemente di un’innovazione tanto importante economicamente (le azioni della Xenova, che versava in condizioni finanziarie non buone, sono già aumentate sensibilmente di valore) quanto sanitariamente. Il vaccino in quanto tale potrebbe, si ipotizza in America, essere somministrato cautelativamente addirittura a tutti gli adolescenti, o perlomeno a quelli più esposti al rischio di incontrare la cocaina sulla loro strada (la droga è così diabolica che può bastare una sola assunzione per diventare dipendenti). Verrebbe poi imposto a chiunque abbia una storia anche minima di tossicodipendenza per evitargli guai peggiori. La cocaina è infatti una delle droghe più pericolose in assoluto, in quanto agisce sul sistema nervoso centrale. Provoca un’eccessiva secrezione di serotonina, un enzima che dà piacere, senso di onnipotenza e annulla i freni inibitori, ma quest’eccesso di serotonina in circolo finisce con l’intasare le cellule cerebrali e spesso con il distruggerle ‘strada facendo’. Parallelamente, la droga danneggia la circolazione, alzando oltre misura la pressione, e infatti a provocare le morti per overdose è di solito un ictus o un infarto. Senza contare infine i costi sociali, le famiglie distrutte, il lavoro perso, e via dicendo. La cocaina pervade ogni momento e ogni aspetto della vita del tossicodipendente, e i gap d’intelligenza sono il più delle volte irrimediabili.
La Xenova conta di far approvare nel 2007 dalla Food and Drug Administration il vaccino come un normale farmaco prescrivibile. Intanto continua le sperimentazioni, che in America fanno capo ad un centro medico di West Haven in Connecticut. Migliaia sono già i volontari che si sono prestati all’esperimento, e i risultati sono confortanti: il 90% dei volontari ha riferito che il piacere della cocaina è diventato molto inferiore. Il 75% ne è rimasto fuori per tre mesi: ma a quel punto ripetendo la terapia si potrebbe allungare indefinitamente l’astinenza.

SILVIA BUSETTI


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