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15 settembre 2005

tratto da La Stampa

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 TRAPIANTI
Raggi UV per fermare il rigetto  

LA luce ultravioletta potrebbe forse sostituire i farmaci immunosoppressori oggi necessari per evitare il rigetto di organi trapiantati. A offrire questa possibilità è la "fotoferesi", una tecnica che, nata per curare alcune malattie della pelle come psoriasi e linfoma cutaneo, sta muovendo i primi passi nella terapia antirigetto. Le basi cellulari di questa sua azione, scoperte al centro di ricerca dell’ospedale «Bambin Gesù» di Roma da Andrea Lamioni e Rita Carsetti e riportate sulla rivista «Transplantation», faranno decollare la fotoferesi nella chirurgia dei trapianti, ha dichiarato entusiasta il direttore scientifico della struttura ospedaliera pediatrica Gian Franco Bottazzo. «E’ un passo avanti importante - dice Bottazzo - soprattutto nei trapianti pediatrici che oggi costringono il bimbo a prendere farmaci immunosoppressori per anni, con molti effetti collaterali sulla sua crescita e qualità di vita». La fotoferesi potrebbe essere applicata anche su pazienti allergici o con malattie autoimmuni come il diabete giovanile, una possibilità già dimostrata su un bambino con un difetto ereditario nella regolazione dei meccanismi di tolleranza immunitaria. La differenza genetica tra donatore e ricevente rimane ancora oggi un grosso problema nei trapianti, anche quando l'organo è compatibile. Dopo un trapianto bisogna sopire le difese del paziente poiché il sistema immunitario, che per sua natura riconosce l'organo come un intruso e tenta di eliminarlo, può causare il drammatico evento del rigetto acuto e, più spesso, i sintomi lentamente progressivi del rigetto cronico. «Oggi l'immunosoppressione, che pure si è molto affinata con il passare del tempo e la scoperta di nuovi farmaci, non ce la fa ancora ad evitare il rigetto cronico», dice Bottazzo. Con l'intento di trovare una valida alternativa agli immunosoppressori, al «Bambino Gesù» da qualche anno si trattano i piccoli pazienti con la fotoferesi extracorporea, una macchina che "spara" sul sangue del paziente trapiantato raggi ultravioletti. Questi, per così dire, "addestrano" il suo sistema immunitario a tollerare il nuovo organo, senza comprometterne, però, la funzione di guardia del corpo contro le infezioni come fanno i cocktail di immunosoppressori. Il bombardamento di raggi ultravioletti "stordisce" le cellule di difesa rendendole moribonde. I ricercatori hanno scoperto che queste, una volta reinfuse nel sangue del paziente, sono intercettate da cellule dendritiche che, come spazzini, le eliminano. Il lavoro di questi spazzini induce l'aumento di una popolazione di cellule sentinella identificate di recente, le T regolatorie (Treg), spiega Bottazzo. Ad esse spetta il ruolo di mantenere la tolleranza a tutti i nostri organi e tessuti.
A giudicare da studi su topolini, le Treg sono cruciali nella modulazione del rigetto di un organo trapiantato e anche nel mantenimento della gravidanza, situazione in cui il feto rappresenta l’"intruso". Il loro aumento, opera della fotoferesi, induce una maggiore tolleranza immunologica che si estende anche all’organo estraneo.
Le Treg sono sentinelle intelligenti perché, al contrario degli immunosoppressori, adempiono alle loro funzioni senza indebolire il sistema immunitario nel suo complesso. In altre parole, le Treg non influenzano le nostre capacità di difesa contro i germi patogeni, permettendo all'organismo di continuare a reagire contro di essi. È l’aumento delle Treg, ribadisce Bottazzo, la base dell’effetto immunomodulante della fotoferesi. In pratica, la tecnica avvia un fenomeno di immunosoppressione fisiologico e naturale di cui le Treg sono principali artefici. Si aprono ora importanti scenari sul ruolo delle Treg nelle malattie autoimmuni e nelle allergie, condizioni che potrebbero beneficiare in futuro del trattamento con fotoferesi e del conseguente aumento delle Treg.

Paola Mariano


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