I risultati dei
farmaci biotecnologici
Riescono a colpire con maggiore precisione
le cellule malate
e a risparmiare invece quelle sane
Negli ultimi cinque anni i maggiori progressi della ricerca sul tumore del
seno hanno riguardato le terapie. In particolare, i cosiddetti farmaci
"intelligenti" capaci di colpire bersagli molecolari specifici del tumore e
rispettare il più possibile il resto dell'organismo. Un altro progresso è la
possibilità di selezionare tramite test genetici le pazienti che avranno più
probabilità di rispondere ad un determinato farmaco, con il doppio vantaggio di ridurre
la tossicità dei trattamenti e di utilizzarli, se pur tossici, solo in donne con alta
probabilità di risposta al farmaco stesso.
Ad esempio, circa il 30% delle pazienti con tumore mammario, produce un'elevata quantità
di una proteina, chiamata HER2, fondamentale per la crescita del tumore. Contro l'HER2 è
stato messo a punto un farmaco, il trastuzumab, anticorpo monoclonale impiegato con
successo negli anni passati per trattare il tumore mammario metastatico. Scarsi gli
effetti collaterali con l'eccezione di un certo grado di cardiotossicità in meno del 4-5%
delle pazienti trattate. In seguito, l'anticorpo monoclonale è stato utilizzato associato
alla chemioterapia, nei tumori del seno in fase iniziale, subito dopo il trattamento
chirurgico. I risultati, riportati a maggio di quest'anno all'ASCO, sono davvero
incoraggianti. Il trastuzumab ha ridotto il rischio di ricaduta del 50%. La sopravvivenza
libera da malattia a 4 anni nelle pazienti trattate con sola chemioterapia è stata del
67%, mentre in quelle trattate con chemioterapia più trastuzumab è stata dell' 85%.
In questi mesi è stato avviato uno studio coordinato dall'Istituto Tumori di Genova,
dall'Istituto Regina Elena di Roma e dall'Università Federico II di Napoli, che coinvolge
più di 100 centri sul territorio nazionale e oltre 2000 pazienti in post menopausa, per
verificare, con un prelievo di sangue, la presenza nelle donne di un polimorfismo sul gene
CYP19, che sembra correlato ad una migliore risposta a farmaci ormonali quali gli
inibitori dell'aromatasi.
Un altro esempio di come attraverso la farmacogenomica si possa rispondere al meglio ai
bisogni delle pazienti e ai vincoli economici arriva da un altro studio. Sappiamo che il
tamoxifene, farmaco ormonale usato da oltre 30 anni con risultati di estrema rilevanza,
aumenta il rischio di fenomeni tromboembolici, soprattutto nelle donne che presentano un
polimorfismo del Fattore 5 di Leyden, anch'esso dimostrabile tramite un esame del sangue.
L' evidenza suggerisce che in queste donne sia meglio evitare il tamoxifene e passare ad
altro farmaco simile.
Un ultimo esempio di terapie innovative è il bevacizumab, anticorpo monoclonale che
blocca la formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore e che sta dando
interessanti risultati nelle metastasi. Resta da chiarire come selezionare le pazienti da
trattare.
Questi sono solo alcuni degli esempi più recenti di come il trattamento del tumore al
seno stia rapidamente evolvendo, aggiungendo armi ai trattamenti tradizionali.
Marco Venturini
Divisione oncologia medica
Istituto dei tumori, Genova
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