BIOLOGIAPUBBLICATA
LA MAPPA DEL DNA DELLO SCIMPANZE
Quell1,23 per cento che ci rende «umani»
IL PROBLEMA E ORA IDENTIFICARE QUEI GENI
CHE DETERMINANO CARATTERISTICHE DELLHOMO SAPIENS
E un momento importante per capire la storia dell'uomo dal punto di vista
biologico e filosofico. La mappa del genoma dello scimpanzé (Pan troglodytes) -
pubblicata qualche giorno fa dallo Chimpanzee Sequencing and Analysis Consortium sulle
pagine della rivista «Nature» - messa a confronto con la mappa genetica dellHomo
sapiens sarà il punto di partenza per l'indagine nel nostro passato evolutivo: ci vorrà
tempo, ma potremo scoprire chi siamo dal punto di vista biologico, rispetto agli altri
animali. La maggior parte del lavoro di sequenziamento e di "montaggio" del
genoma dello scimpanzé è stato fatto al Broad Institute of the Massachusetts Institute
of Technology, ad Harvard e alla Washington University School of Medicine, Saint Louis. Ma
hanno partecipato anche altre istituzioni nel resto degli Stati Uniti, in Israele, in
Italia, in Germania e in Spagna.
Come rivela l'analisi preliminare, le differenze genetiche con lo scimpanzè, il mammifero
più vicino a noi, dal quale ci siamo separati 4-6 milioni di anni fa, sono minime,
intorno all'1,23 per cento. E' quindi chiaro che nel confronto tra uomo e scimpanzé ci si
deve focalizzare sulle piccole differenze: piccole differenze genetiche e grosse
differenze fenotipiche.
Un dato molto interessante emerso dallo studio è che uomini e scimpanzé sembrano avere
accumulato nel proprio genoma molte più mutazioni potenzialmente deleterie di quanto sia
accaduto in topi, ratti e altri roditori. Se da una parte queste mutazioni possono causare
malattie compromettendo la salute di tutta la specie, dall'altra possono aver reso i
primati più adattabili ai rapidi cambiamenti ambientali e capaci di acquisire un
adattamento evolutivo esclusivo. Proprio a questa parte dello studio hanno contribuito gli
scienziati italiani, rimasti fuori dalle precedenti escursioni nel genoma umano - cinque
anni fa - e di altri mammiferi. «Talvolta, la grossa industria ha bisogno degli
artigiani», dice Mariano Rocchi, del dipartimento di Genetica e Microbiologia
dell'Università di Bari. Rocchi, grazie alla sua decennale collaborazione con Evan
Eichler, a capo della sezione di bioinformatica alla Washington University School of
Medicine, e grazie al materiale cellulare umano e di scimpanzé raccolto in azoto liquido
in tutti questi anni, ha portato alla sua conclusione l'analisi del cariotipo dei primati
in questione. Attraverso l'analisi del cariotipo - cioè di tutti i cromosomi in cui si
organizza l'informazione genetica di un essere vivente - si possono fissare i cromosomi in
un particolare momento della divisione cellulare e individuarne le caratteristiche ed
eventuali anomalie. Questo approccio sperimentale diventa complementare al lavoro
puramente bio-informatico di analisi delle sequenze, offrendo dettagli preziosi che si
perderebbero di vista con la mera analisi di sequenza.
Spiega Rocchi: «Abbiamo trovato numerose duplicazioni, cioè segmenti di DNA che si
duplicano nel genoma, che hanno implicazioni nell'evoluzione e nelle patologie dell'uomo.
Questo evento può rappresentare un vantaggio, poichè il gene acquisisce una nuova
funzione fino a diventare un nuovo gene indipendente. Questi frammenti duplicati possono,
però, creare anche problemi nel momento della divisione cellulare, sfociando nei
cosiddetti "disordini genomici». «Il 30% delle duplicazioni sono
uomo-specifiche, e probabilmente hanno dato un vantaggio evolutivo. Ora, abbiamo
identificato le differenze e sappiamo dove andare a cercare dice Rocchi-. Che cosa renda
unico l'uomo è però ancora tutto da scoprire: la differenza sta in un gene singolo, come
pensano alcuni, oppure nel motivo diverso di espressione di uno stesso manipolo di geni,
come ipotizzano altri?».
Il punto cruciale è scoprire quali cambiamenti di DNA siano specifici della discendenza
umana. Tra i cambiamenti genetici che si metteranno a cercare gli scienziati ci saranno
quelli relativi al portamento eretto, ad un cervello grande e sviluppato e al linguaggio
articolato e complesso.
In questa fase, sarà fondamentale il sequenziamento di altre specie di primati, come il
gorilla. Un dato importante dell'evoluzione è la casualità. Le implicazioni di ciò sono
tantissime. «Questo lavoro - conclude Rocchi - è più che mai opportuno oggi, data la
crescente vena anti-evolutiva che sta dilagando soprattutto in America.».
[TSCOPY](*)Rockefeller University, Usa[/TSCOPY] |