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29 settembre 2005

tratto da La Repubblica

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La "genetica inversa" ci aiuta

Numerose recenti pubblicazioni scientifiche su accreditate riviste internazionali ci rivelano alcuni segreti del virus dell'influenza aviaria. Innanzi tutto si cerca di capire il passaggio dell'influenza aviaria dai polli alle anatre selvatiche che ha permesso la migrazione del virus a vasto raggio. Secondo Samuel Jutzi, responsabile di una sezione Fao, che ha sede a Roma, gli uccelli migratori potrebbero portare il contagio in Europa occidentale già in primavera. Un gruppo di ricercatori coreani ha studiato anatre che mostravano sintomi clinici: problemi respiratori, diarrea, perdita di appetito e mortalità superiore al 12%. Gli "isolati virali" ottenuti dalle anatre ammalate hanno confermato che si tratta di H5N1 diventato patogenico per i volatili, confermando la diffusione di questo ceppo dai polli ad altri uccelli di specie affini. Un altro team, questa volta in Cina, ha pubblicato su Journal of Virology che il virus H5N1 ha gradualmente acquisito la capacità di replicare anche in topi da laboratorio, e di farli ammalare. Dal confronto di un vecchio virus non patogenico con uno isolato dalla recente epidemia, gli studiosi hanno osservato che la variazione di un singolo aminoacido nella catena proteica caratterizza il virus letale rispetto a quello innocuo.
Il mistero della diffusione da parte degli uccelli migratori è stato affrontato, sempre su Journal of Virology, da parte di un gruppo di Memphis, Tennessee. L'anatra può costituire un reservoir naturale di influenza A non patogenica. Ogni tanto, però, si sono verificati contagi mortali nella fauna dei parchi e in allevamenti domestici. Gli scienziati hanno visto che negli uccelli studiati albergano vari tipi di isolati, alcuni non patogenici e altri patogenici, questi ultimi talvolta possono dare una sintomatologia lieve, non mortale, che consente una loro ulteriore propagazione.
Nello stesso numero del settembre 2005 della rivista, è riportata una ricerca dell'Influenza Branch di Atlanta, negli USA, che ha studiato cinque ceppi isolati dall'uomo nell'epidemia 2004 e notato che la loro virulenza è assai superiore a quella dei virus ottenuti nel 1997, indicando una progressiva "trasformazione" del virus verso forme più pericolose.
Uno studio con rilevanza applicativa è uscito un paio di settimane fa sulla prestigiosa rivista Procedings of the National Academy of Science da parte del dipartimento di malattie infettive di Memphis. Il gruppo ha generato dei candidati vaccini contro H5N1 attraverso la tecnica della "genetica inversa", basati su due forme differenti isolate da un ceppo nel 2003 a Hong Kong, l'altra da un isolato vietnamita del 2004. Sono state riscontrate differenze di aminoacidi in 10 punti diversi dell'emagglutinina. I vaccini ottenuti possono riconoscere differenze di uno o due aminoacidi e si dimostrano molto efficaci. Lo studio ha fatto vedere che la preparazione di "vaccini mutanti" è in grado di proteggere bene gli animali dall'infezione e potrebbe essere un'importante arma nell'uomo.
I vaccini tradizionali spesso si preparano inoculando l'antigene nell'embrione dei polli.
Essendo l'aviaria un virus che uccide proprio questa specie, bisogna trovare vie alternative. Dunque un farmaco "genetico" è molto importante. La genetica inversa, potente arma dei microbiologi, parte dalla sequenza degli aminoacidi del virus, per costruire un DNA specifico per codificare quella sequenza. Questo DNA può essere modificato a piacere per colpire anche delle varianti mutate.

Adriana Albini
* Dir. Dip. Oncologia Traslazionale
IST - Genova, Lab. Oncologia Molec.


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